Ascolta...
Incontro Oblati
29 settembre 2024
Ascolta…
“ASCOLTA”: è la prima parola della Regola di san Benedetto, nel Prologo. Il primo invito di san Benedetto, non solo ai suoi monaci, ma a chiunque legge la Regola.
Ascolta.
“La spiritualità benedettina consiste nell’ascoltare, in una cultura che guarda, ma molto di rado ascolta” [1].
Ascoltare è un’arte, è la sapienza della vita.
Al figlio o figlia di san Benedetto, all’Oblato/a benedettino/a, è chiesto prima di tutto, nella vita, di ASCOLTARE:
Ascoltare chi? Che cosa?
Ascoltare Dio, il Padre nostro e Padre mio. Ascoltare Colui che mi parla. Essere disponibile alla Sua voce.
Commenta l’abate Delatte: “Il maestro che a voi si rivolge è un Padre buono e tenero. I precetti che vi presenta sono i consigli della sua esperienza, e del suo affetto. Egli non pensa a imporveli. Fa appello alla vostra buona volontà, alla vostra libera delicatezza: non si tratta di costruzione ma di accoglienza amabile e lieta, di docilità sovrannaturale. […] Bisogna ascoltare. Se nell’anima c’è troppo rumore, vi ha come dispersione di attenzione su tutte le cose; la voce di Dio, dolce, ordinariamente come un soffio di brezza, non è intesa. Il silenzio, che è da solo come una lingua perfetta, è cosa rara fra esseri mobili e suggestionabili…” [2].
Il Delatte scriveva così attorno al 1948!
Oggi siamo ancora più disorientati, più distratti e mobili, più suggestionabili… eppure, la Regola del nostro S. Padre Benedetto, se la viviamo, ci argina, ci dà la bussola, l’equilibrio, ci tiene bene in piedi. Non per nulla, la parola Regula richiama al termine ‘ringhiera’, parapetto… è forza viva per noi, oggi. Se la viviamo.
La Regola non è un codice asettico ed impersonale, ma un discorso aperto, che si rivolge chiaramente a un tu. E non a un tu anonimo, bensì a un figlio. Niente di meno distaccato: chi parla è un padre, espressamente rivolto al figlio che gli sta a cuore. C’è un livello personale, positivo, che va dritto al cuore del lettore. C’è una relazione, viva, dinamica. “Ascolta, figlio”. Dove: figlio è “vocativo tenero”, come commenta Paul Delatte [3].
Niente di più semplice che ascoltare… ma niente di più difficile.
Oggi è molto difficile ascoltare. Lo sanno i padri, le madri, lo sanno i figli, gli educatori… tutti desiderano essere ascoltati e capiti. Ma chi ascolta davvero?!
Urge, oggi, un serio, profondo cammino di ritorno all’ascolto.
È raro riconoscere di non ascoltare.
Spesso non si ascolta, ma non ci si accorge, anche, di non ascoltare. Si crede di ascoltare, ma non lo si fa.
È importante tornare indietro, fare dei passi indietro.
Trovare il tempo per fermarsi, ed ascoltare.
Non continuare a correre, a riempirsi di cose, di impegni… fermarsi. Ascoltare.
Vivere da Benedettini è diventare saggi.
Evitare la superficialità, la fretta, la frenesia, ma anche la troppa sicurezza.
Fermarsi, per andare in profondità, dentro, scoprire cosa c’è più a fondo.
Non basta leggere dal di fuori, bisogna leggere dentro, con amore. Ascoltare e ascoltarsi. Ascoltare, per camminare. Per crescere. Per imparare sempre. Per divenire.
“L’ascolto ha a che fare con l’essere disposti a cambiare sè stessi e il proprio mondo” [4].
“L’ascolto poggia sul rispetto e porta alla conversione” [5].
San Benedetto ci invita ad ascoltare, da figli, il Maestro che ci parla, che ci chiama, che ci invita. Questo Maestro ci è Padre. Mi è Padre.
Allora, significa che io sono amato. C’è un Padre che mi ama. Sembra scontato, ma non lo è. Non dimentichiamolo mai. Nella misura in cui mi sento amato, e mi sento figlio, e so quanto spazio ho nel Cuore di Dio, io resto aperto, grato; contento della mia identità: e questo mi apre all’ascolto, al rispetto, alla conversione, all’apprendimento continuo.
E questa apertura all’ascolto mi rende libero, e mi fa camminare nell’umiltà, che è sempre rapporto di verità e di libertà, con Dio, con me, con il prossimo. Un entrare in gioco con tutta la mia vita.
Il Prologo della nostra S. Regola è un vero gioiello. Una strada, una via aperta, che mi indica il Cristo da seguire, nella luce. La strada è aperta, le indicazioni sono chiare. Non si tratta di norme o di precetti, ma di indicazioni di vita.
C’è un cristocentrismo vivo e dinamico nel Prologo, e sempre penso che… se la Regula Benedicti andasse perduta, ma si conservasse soltanto il Prologo, in nuce noi avremmo salva tutta la Regola. Perché già qui c’è il cuore di san Benedetto, c’è il suo spirito in ascolto e in azione.
Il Prologo ci mostra plasticamente, in questo gioco di luce, di movimento, di libertà, che seguire il Vangelo da monaci benedettini non è essere ‘inquadrati’ dentro un regolamento rigido, ma restare aperti a un rapporto di verità e di libertà, nell’amore di figli che ascoltano il loro Padre carissimo.
Se questa sequela di Cristo ci chiede qualcosa di esigente, e ci porterà a una giusta disciplina, questo è sempre per la vita, per fiorire nella vita, per vivere nella luce, e non per un reprimere fine a sé stesso. Non per chiudere, ma per custodire, e aprire spazi inediti in profondità, andando sempre oltre. Amplius!
Tutto questo lo fa l’ascolto, dentro la vita.
Un ascolto che cammina, che avanza nel tempo.
Per questo la Regola di san Benedetto, come il Vangelo, è sempre fresca e attuale, e non tramonta mai. Anzi, è urgente, adesso, perché si incarna, si declina nella vita, nei nostri giorni, orientando i nostri gusti, le nostre preferenze e sensibilità a Gesù Cristo.
La S. Regola va frequentata ogni giorno, per porci concretamente in ascolto.
Tu Oblato/a, ti poni quotidianamente in ascolto della Regola?
Ripartiamo da qui.
Da un ascolto non superficiale, ma che entra nella nostra vita. Che ci trasforma, nel quotidiano.
Un ascolto aperto, che ci fa camminare, e ci rende umili.
“Vivere senza ascoltare significa non vivere” [6].
Ascoltare è metterci nell’attegiamento – quello giusto – di figli.
Di figli che sono aperti, perché sentono, in modo vitale, di dipendere dal padre, e di dovergli la vita. Di essere profondamente amati da lui. È un atteggiamento di fiducia, senza arroganza. Senza presunzione. Ecco l’umiltà.
Spesso, forse, non ascoltiamo, perché non siamo nell’atteggiamento giusto, nelle disposizioni giuste, che chiedono sempre un disarmo da noi stessi.
Il disarmo ci fa ascoltare.
Il monaco (=l’Oblato) è colui che cerca Dio (RB 58, 7). Non ce l’ha tra le mani, con certezza matematica… lo cerca, lo cerca sempre, per tutta la vita. Lo cerca, lo trova, e lo cerca ancora e sempre. Questa ricerca inesausta non lo fa sicuro di sé. Lo lascia aperto.
Chi cerca ascolta, apre e tende l’orecchio.
“È l’invito a porsi delle domande, a non accontentarsi di dove si è giunti, per poter capire più in profondità. Le risposte vanno trovate e Benedetto ci indica una strada per farlo. La fatica, ma anche la gioia di farlo sarà tutta nostra” [7].
San Benedetto ci dà una via, una via aperta. Una “piccola Regola per principianti”, come la chiama lui. Non si tratta però di un manuale, di un prontuario, per cui… a domanda, risposta.
Mi fa riflettere come la nostra società tenda a voler spiegare tutto, a trovare una risposta a tutto, a controllare tutto. Non raramente si genera l’ansia, innescando meccanismi non sani, tipo: se non so, non parto, non mi muovo. Se non capisco, come faccio?! E così non si parte più, non ci si muove più. Si ha paura.
San Benedetto ci consegna una Regola, meglio, una Vita, a… struttura aperta!
Ci fa vedere il Cristo, e il Cristo glorioso davanti a noi. E ci dice: fidati! Va’! Cammina, corri, vola! È Lui che ti chiama, che ti parla, che ti guida. Tu fidati. Ascolta.
Non avrai tutte le risposte, non le avrai mai.
Scoprirai un pezzettino di strada, in umiltà. Accontentati. Ti basti questo.
Ma già sarà gioia. Non voler sapere tutto, definire tutto, controllare tutto.
Resta aperto, aperto al dissgno più grande di noi, alla libertà di Dio su di noi, che è bella, proprio in quanto è mistero.
San Benedetto è profeta, perché rompe gli schemi delle nostre costruzioni, della nostra società ipercontrollata e iper controllante. Ci rimette al nostro posto, ci ridona il senso vero della libertà.
San Benedetto, nella sua regolarità e armonia di vita, libera la libertà.
Dà profondo respiro alle nostre anime. Per questo è bello ascoltarlo. E vivere mettendo in pratica la sua Regola di vita, per discernere, per vedere il bene, per gustare la sapienza nella confusione delle cose, nel disordine di tanti contesti, e trovare la luce, il senso, la profondità, l’armonia intrinseca ad ogni evento.
Tutto questo ci offre san Benedetto, vivendo il Vangelo. Se lo vogliamo applicare…
[1] Joan Chittister, osb Fermati e ascolta il tuo cuore. Vivere oggi la Regola di san Benedetto, Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 1999, p. 23.
[2] P. Delatte, Commentario alla Regola di S. Benedetto, S.E.S.A. Bergamo 1951, p. 18.
[3] Ibidem, p. 17.
[4] Joan Chittister, osb Fermati e ascolta il tuo cuore. Vivere oggi la Regola di san Benedetto, Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 1999, p. 27.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem, p. 29.
[7] Claudio Soldavini osb, Una Scuola di Vita Spirituale. Commento alla Regola di san Benedetto. Edizioni La Scala, Noci 2022, p. 11.
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