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Deus absconditus, anno 107, n. 2, Aprile-Giugno 2016, pp. 14-20
Sr. Marie-Cécile Minin osb ap
L’impronta di
Francesco di Sales
negli scritti mariani
di madre Mectilde de Bar
Francesco di Sales (1567-1622), figlio primogenito del signore di Boisy, nobile di antica famiglia savoiarda, ricevette una raffinata educazione. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio.
La dottrina mariana di Francesco di Sales è disseminata in tutte le sue opere, ma soprattutto nell’Introduzione alla vita devota (1607-1608), nel Trattato dell’amore di Dio (1616) e nei Sermoni.
Beatificato tra il 1661 e il 1662, Francesco fu canonizzato da Papa Alessandro VII nel 1665.
La devozione mariana di Francesco di Sales
Francesco nutriva una profonda devozione per la Vergine Maria. In gioventù, mentre era a Parigi, una lotta interiore scoppiò in lui: aveva la sensazione di essere condannato e che per lui non ci fosse salvezza. Dopo un tormento durato per settimane, che minò anche la sua salute, si recò un giorno davanti alla Madonna Nera di Saint-Etienne des Grès. Il giovane s’affidò completamente all’onnipotenza di Dio, per quanto oscura gli apparisse. Dopo una preghiera a Maria, si consacrò a Dio e alla Vergine nel celibato e s’impegnò a recitare il rosario ogni giorno. Allora il tormento e le tenebre dell’anima cessarono per far posto a un’abbondanza straordinaria di luce, libertà e amore.
Fu anche ammesso alla Confraternita della Santa Vergine, a conferma della sua fervente devozione mariana.
Come confidò lo stesso Francesco, tutte le volte che entrava in un luogo consacrato alla Vergine Maria, sentiva, per un certo sussulto del cuore, di trovarsi presso sua madre. Ciò ch’egli disse l’8 dicembre 1608 all’inizio di un discorso sull’Immacolata Concezione: “Io voglio fare un discorso tutto d’amore”, si può ripetere di tutti i suoi numerosi discorsi mariani: sono tutti “discorsi d’amore”, illuminati da una soda teologia.
Si può rintracciare un parallelo tra madre Mectilde e San Francesco di Sales. Assieme a Giovanna di Chantal Francesco fondò l’ordine della Visitazione, ordine che onora la Vergine María nel suo mistero della Visitazione. Considerando quest’atto come une visita di Maria nella vita della comunità, madre Mectilde vuole che nei suoi monasteri l’elezione della Madre Priora abbia luogo il giorno della festa della Visitazione.
Francesco di Sales si rivolgeva alle monache esortandole in tal modo: “Poiché avete questa sovrana Vergine per madre, dovete fare grande attenzione ad imitarla”. Fece consistere dunque l’amore a Maria nell’imitazione delle sue virtù.
Madre Mectilde istituì la Vergine Maria unica Abbadessa e Superiora dei suoi monasteri, chiedendo di imitarne le virtù.
L’influsso di Francesco su madre Mectilde
Francesco di Sales ebbe un influsso duraturo su tutto il 600’ e oltre. Che madre Mectilde abbia letto alcune sue opere ne abbiamo traccia nella sua corrispondenza. Nel 1679 scriveva alla comunità di Toul:
“Troverete nel libro dell’Amore divino di S. Francesco di Sales una storia che dovrebbe essere regola per voi. Si tratta di un pittore che abitava nella città di Rodi e che, al tempo dell’assedio della città, mentre spesso si ritrovava con la pistola puntata alla gola, fece il più raro capolavoro della natura con la sua arte pittorica senza che il fuoco dei cannoni o altri allarmi gli facessero sbagliare un tratto” [1].
Abbiamo qui un esempio della capacità comunicativa di madre Mectilde. Nelle lettere o conferenze comunica il suo pensiero servendosi di storie più che di dimostrazione logiche. L’efficacia di questo tipo di comunicazione è un fatto. Queste storielle si imprimono con facilità nella mente dell’ascoltatrice e vanno al cuore.
Con la fantasia che la caratterizza quando narra un fatto, madre Mectilde, affidandosi alla sua memoria, sostituisce qui la spada (in uso al tempo della narrazione) con la pistola in uso al suo tempo.
Due anni più tardi, confida a una religiosa ammalata:
“È la più grande vittoria che la grazia può avere su di lei, cara figlia; e lei sarà veramente felice e libera del Purgatorio se prima di morire la sua volontà sarà morta in Dio, come dice san Francesco di Sales” [2].
Anche alla contessa di Châteauvieux, in una lettera intitolata L’orazione in semplicità di spirito secondo i sentimenti di Monsignore di Ginevra, madre Mectilde riporta un testo di santa Jeanne de Chantal che fa riferimento al vescovo di Ginevra[3].
I legami tra madre Mectilde e i monasteri della Visitazione furono stretti. Ad esempio, volendo che i monasteri formino una santa società, non di autorità ma di carità, madre Mectilde ricorre al Regolamento di unione vigente tra le comunità di Visitandine per stendere il proprio documento di unione tra i suoi monasteri.
Circa un tema mariano condiviso da entrambi
Madre Mectilde si è sempre impegnata nell’approfondire la sua fede. Voleva capire ed essere in grado di rispondere alle domande della sua comunità. Nel suo insegnamento trapelano le sue forti interrogazioni circa i privilegi concessi alla Vergine Maria in vista della divina maternità.
Durante le sue conferenze madre Mectilde considera in modo speciale i privilegi concessi a Maria dal momento della sua Immacolata Concezione e della sua nascita, tra i quali l’uso di ragione. Dice infatti:
“Al momento della sua nascita la degnissima Madre di Dio compì due atti: il primo fu un atto di adorazione, il secondo fu un atto di abbassamento profondo dinanzi alla grandezza e maestà di Dio che ella conosceva perfettamente, poiché possedeva l’uso di ragione” [4].
Madre Mectilde condivide qui l’opinione di Francesco di Sales espressa nel sermone per la Presentazione di Maria al Tempio, secondo la quale la Vergine Maria:
“ha un grande vantaggio rispetto a tutti i beati: l’essersi data e totalmente dedicata al servizio di Dio fin dal momento del concepimento, poiché non vi è alcun dubbio che sia stata tutta pura e abbia avuto l’uso della ragione non appena la sua anima è stata messa in quel piccolo corpo formato nel grembo di Sant’Anna” [5].
Qui, come spiega egli stesso nel sermone sopra riportato, Francesco di Sales segue il principio generale che tutti i privilegi di grazia concessi ad altri santi devono anche esserlo, e in misura maggiore, alla Vergine Maria. Dunque secondo lui il brano del Vangelo dove il Battista esulta nel grembo di Elisabetta prova in san Giovanni l’uso anticipato della ragione e, quindi, questo dono va attribuito a maggior ragione a Maria. E dal momento che il dono della ragione coincide con la santificazione del Precursore, così allo stesso modo deve essere fatto risalire alla prima santificazione della Madre di Dio, vale a dire alla sua Concezione stessa. Ribadisce Francesco di Sales:
“Quindi è cosa completamente sicura che fin dal momento della sua concezione Dio la rese tutta pura, tutta santa, con l’uso perfetto della fede e della ragione in un modo del tutto ammirevole e che non può essere non assai ammirato” [6].
Questo punto di vista non è tuttavia condiviso da tutti, tra cui anche da san Tommaso d’Aquino secondo il quale Maria non ha avuto la facoltà della ragione mentre era nel seno di sua madre; questo è stato privilegio solo di Cristo [7].
Negli scritti di madre Mectilde si delinea poi il nesso tra uso della ragione e consacrazione totale a Dio. La Madre infatti parla alle monache che vivono una speciale consacrazione a Dio. Dice:
“È infatti in questo giorno che essa fa voto di verginità. L’aveva formulato interiormente nel momento della sua Immacolata Concezione quando, stando alle considerazioni dei Padri, vide l’essenza divina dalla quale era stata così perfettamente penetrata da consacrarsi da quell’istante a questa Maestà infinita” [8].
Altrove circa tutta la vita terrena di Maria Santissima, madre Mectilde coglie l’atteggiamento di fedeltà rafforzato dal continuo sguardo di Maria verso Dio. Dice infatti:
“Ritengo – e la mia opinione non ha motivo per essere condannata poiché è anche opinione di alcuni Padri della Chiesa – che la santa Vergine, fin dal momento della sua Immacolata Concezione, vide l’essenza divina, l’adorò e vi si consacrò. Queste intuizione e conoscenza non le furono mai sottratte, ed ella ne rimase così penetrata che, anche dopo la sua nascita terrena, non poté mai distogliere lo sguardo da quel divino oggetto per vedere e affezionarsi ad alcuna creatura” [9].
Madre Mectilde, fortemente radicata nel suo secolo, si pone anche qui nella scia di Francesco di Sales. Infatti quando come in questo caso, fa riferimento ai Padri della Chiesa, è di Francesco di Sales che si tratta.
Diceva il santo di Ginevra nello stesso sermone par la Presentazione di Maria al Tempio: la Santissima Trinità
“le diede l’uso della ragione e della fede grazie alle quale conobbe Dio e credette a tutto ciò che era la verità, in modo che, riempita con tanta chiarezza, poté dedicarsi e consacrarsi tutta alla Divina Maestà in un modo perfettissmo” [10].
Siamo qui di fronte al linguaggio mistico della conoscenza intuitiva di Dio, l’unico in grado di fare entrare nella profondità del mistero. Rivolgendosi a Maria, dice infatti madre Mectilde:
“Sei oltremodo felice, dal singolare e sacro momento della tua Immacolata Concezione. Secondo le considerazioni di alcuni Padri della Chiesa, tu hai visto Dio nella sua essenza divina, e la tua piccola anima tratta dal nulla da quell’istante è stata unita in modo perfettissimo a Dio. Essa lo ha amato di un amore deificante, ha dimorato in lui con un totale annientamento di tutta se stessa. Tu hai conosciuto Dio e da allora non gli hai mai procurato dispiacere” [11].
Il tema affiora in più conferenze di madre Mectilde sparse nel tempo. Eccone un altro esempio:
“Io non so che dono di grazia ella produca nei cuori, ma penso che vi versi alcune gocce della dolcezza del suo Santissimo Cuore. Fin dal momento di questa Concezione Immacolata essa adorò Dio, lo conobbe, vi si consacrò e l’amò in modo inviolabile e fedele, senza mai venir meno. O gloriosa Concezione! Non appartiene che alla Madre di Dio questo privilegio” [12].
Di fronte allo sviluppo dell’intensa vita spirituale e intellettuale di madre Mectilde rimaniamo in ammirazione. Ci piace considerarla dialogante con le sue monache mentre le provoca alla riflessione, ragiona sul dato della fede e condivide con loro il suo pensiero.
Maria è anche modello della vita cristiana e consacrata, come dimostra Francesco, perché una volta fatto il dono di sé Maria non lo riprese mai:
“Ma non è per noi come della Madonna, la quale essendosi data una volta, non aveva bisogno di riconfermare la sua offerta; perché ella non smise mai, neanche un istante di essere tutta di Dio ed applicata, incollata e unita alla divina volontà” [13].
La conoscenza produce l’amore e il dono totale di sé senza tornare indietro.
Stupisce anche in madre Mectilde questa capacità di evidenziare in Maria le disposizioni che possono fare da modello per la vita morale, spirituale e di speciale consacrazione delle sue ascoltatrici. Ne elenca tre: umiltà, adorazione, perseveranza. Si propone di esaminarle per poi seguirle, imitarle e farle sua:
“Esaminiamo adesso le disposizioni di Maria Immacolata. La prima: un profondo annientamento. Ella si è inabissata nella sua grande piccolezza, in omaggio alla grandezza di Dio, e con una tale gioia che questa non è stata minore della compiacenza di Dio nel ritrovare in lei la Sua propria immagine. La seconda: ha adorato Dio, e di un’adorazione perfetta, cioè in spirito e verità. La terza: ha riferito tutto a Dio, non riservando nulla per sè. Si è rimessa a Dio con un abbandono totale a tutte le sue divine volontà alle quali è stata sempre sottomessa in modo perfetto” [14] .
In Francesco di Sales tali diposizioni sono chiamate privilegi. Si tratta dell’obbedienza, della continuità nel proposito intrapreso e della perseveranza nel proposito conseguito:
“La Madonna ha avuto tre grandi privilegi al di sopra di tutte le pure creature: il primo è che è sempre stata obbediente alla volontà di Dio, cioè alla sua parola, e ciò dal momento del concepimento, senza mai variare o venir meno un solo momento. Non è mai stata soggetta al cambiamento e non si è mai allontanata dalla prima unione e adesione della sua volontà a quella di Dio” [15].
Se mettiamo queste serie di disposizioni in correlazione tra di loro, otteniamo i binomi seguenti: obbedienza e umiltà; continuazione nell’azione e adorazione; perseveranza e abbandono di sé a Dio. Possiamo definirle un percorso sicuro verso la vita eterna aperto non solo alle consacrate, ma a tutti i cristiani che in virtù del battesimo sono consacrati a Dio.
Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure del Grand Siècle francese, e non solo. Il suo contributo alla rinascita della vita interiore nei laici ha un riscontro nel contributo dei protagonisti della Scuola Francese di Spiritualità, tra cui madre Mectilde de Bar.
[1] N. 1542, Lettera alla Comunità di Toul, in Catherine de Bar, Mère Mectilde du Saint-Sacrement, Lettres Inédites, Rouen, 1976, p. 341. Cf. Œuvres de Saint François de Sales, Tome V, Vol. 2, Traité de l’amour de Dieu, livre 9, chap. 15, Imprimerie J. Niérat Annecy 1894, p. 81.
[2] N. 859, Lettera a una religiosa ammalata di rue Cassette in Catherine de Bar, Fondation de Rouen, Bénédictines du Saint-Sacrement, Rouen 1977, p. 263.
[3] N. 2471, L’orazione in semplicità di spirito secondo i sentimenti di Monsignore di Ginevra in Catherine Mectilde de Bar, Lettere di un’amicizia spirituale (1651-1662). Madre Mectilde de Bar a Maria di Châteauvieux, ed. Ancora, Milano 1999, p. 169.
[4] N. 2374, Conferenza per la vigilia della Natività della Santa Madre di Dio, in Catherine Mectilde de Bar, L’anno liturgico, ed. Glossa, Milano 1997 (d’ora in poi AL/ 1), p. 388.
[5] Œuvres de Saint François de Sales, Tome IX, Sermons, Vol. 3, Imprimerie J. Niérat Annecy 1897, Sermon 37 pour la fête de la Présentation de la Sainte Vierge 21 novembre 1620, p. 383.
[6] Œuvres de Saint François de Sales, Tome IX, Vol. 3, Sermon 37, o. c., p. 384.
[7] J. B. Terrien, Mère de Dieu et Mère des hommes d’après les Pères et la théologie, Lethellieux, Paris 1900, Vol. 2, p. 23.
[8] N. 1050, Conferenza della vigilia della Presentazione della Santa Vergine al tempio, 20 novembre 1663, in Catherine Mectilde de Bar, Anno liturgico e santità, ed. Glossa, Milano 2005 (d’ora in poi AL/2), p. 222.
[9] N. 1689, Conferenza per la festa della Presentazione in AL/1, pp. 393-394.
[10] Œuvres de Saint François de Sales, Tome IX, Vol. 3, Sermon 37, o. c., p. 383.
[11] N. 2803, Conferenza, Espressioni di Giubilo alla Santissima Madre di Dio per la sua purissima Immacolata Concezione, 1682, in AL/2, p. 171.
[12] N. 2490, Conferenza per onorare l’Immacolata Concezione della Santissima Vergine, in AL/2, p. 157.
[13] Œuvres de Saint François de Sales, Tome IX, Vol. 3, Sermon 26 pour la fête de la Présentation de la Sainte Vierge 21 novembre 1619, o. c., p. 235-236.
[14] N. 2120, Nel giorno della Presentazione della Santissima Vergine, 1696 in Madre Mechtilde del SS. Sacramento, Colloqui familiari. Alatri 1987 (pro manuscripto), p. 73.
[15] Œuvres de Saint François de Sales, Tome IX, Vol. 3, Sermon 26, o. c., p. 231.