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Deus absconditus, anno 103, n. 2, Aprile-Giugno 2012, pp. 41-54
Sr. Marie-Cécile Minin osb ap
La presenza discreta e materna
della Vergine Maria nella vita cristiana
secondo l'insegnamento di Madre Mectilde de Bar
Nell’insegnamento di Madre Mectilde, Maria santissima è essenzialmente considerata come colei che è Madre di Dio. Insiste dunque particolarmente sulla sua maternità divina in vista della quale tutto è stato disposto nell’ordine della grazia. Questa maternità crea un legame intimo ed unico tra Dio e la Vergine Maria, tra il Verbo eterno e sua Madre. In effetti, Maria divenne il luogo degli “annientamenti infiniti del Verbo eterno nella nostra carne”[1]. Maria gli dona la sua natura umana. Cristo divenne uomo con il “sì” di Maria. È la kenosi del Figlio, il suo annientamento per amore degli uomini. “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2, 6-7)
Alla luce dell’insegnamento del magistero della Chiesa, cercheremo di approfondire il pensiero mariano di Madre Mectilde de Bar sotto le tre prospettive seguenti: la presenza di Maria nella vita di Cristo, nella vita della Chiesa e infine nella vita del discepolo di Cristo.
I – Presenza di Maria nella vita di Cristo
Una delle realtà sulle quali si concentrerà la nostra attenzione è il comune desiderio di Gesù e di Maria della gloria di Dio e della salvezza degli uomini. Questo è quanto cercheremo di approfondire alla luce dell’insegnamento conciliare e dell’enciclica Redemptoris Mater.
Seguiremo lo stesso schema dell’enciclica, partendo dall’attesa del piccolo resto d’Israele per terminare con la resurrezione di Cristo.
Presenza di Maria al momento dell’attesa del piccolo resto di Israele
Il tema del desiderio ricorre innumerevoli volte particolarmente nei capitoli e nelle conferenze di Madre Mectilde per l’attesa del parto della Santa Vergine. Prima di ricevere il Verbo di Dio contemporaneamente nel suo cuore e nel suo corpo, Maria fa parte di quegli umili dell’Antico Testamento che attendevano il Messia ed è anche l’umile per eccellenza. “È la prima tra gli umili e i poveri del Signore che fiduciosi attendono da lui la salvezza e la ricevono”[2]
Maria non aspetta la venuta del Messia per sé, ella l’aspetta per tutto il genere umano.
“La santissima Vergine – diceva Madre Mectilde – non si è mai preoccupata di se stessa in tutto il corso della sua vita, non ha considerato altro che gli interessi di Dio, nel modo più puro, e sapendo che Gesù veniva nel mondo a gloria di Dio, lo desiderava ardentemente. E i Padri della Chiesa affermano che un solo desiderio di Maria era più capace di attirare il Figlio di Dio, e di farlo venire sulla terra, che tutti i desideri dei santi patriarchi e dei profeti, e di tutti i giusti che sono vissuti da quando è stato creato il mondo; infatti il suo cuore era il più puro e infinitamente ricolmo di amore per Dio” [3].
Dopo aver atteso la venuta del Verbo divino con un cuore da povera, dopo averlo ricevuto con lo stesso cuore da povera, Maria aspetta adesso la nascita di suo Figlio. Lo attende per donarlo al mondo. Madre Mectilde ritorna più volte su questo punto. Parla infatti dei “desideri ardenti del suo cuore, che bramava dare agli uomini il divino Riparatore” [4] e del suo “santo distacco anche verso l’infinito tesoro che portava in seno poiché, sapendo che veniva per salvare tutti gli uomini, desiderava donarlo al mondo” [5].
L’attesa del Messia da parte del popolo di Israele è inerente a tutta la storia della salvezza nell’Antico Testamento. Questa attesa culmina in Maria allorché riceve nel suo cuore e nel suo corpo, al momento dell’Annunciazione, il Verbo di Dio.
Presenza di Maria al momento dell’Incarnazione del Verbo di Dio.
Durante il concilio Vaticano II, i Padri conciliari hanno ricordato che “il Padre misericordioso ha voluto che l’Incarnazione di suo Figlio fosse preceduta dall’accettazione di colei che era stata predestinata ad esserne la madre”[6] e Giovanni Paolo II aggiunge che “il mistero dell’Incarnazione si è compiuto quando Maria ha pronunciato il suo fiat ” [7]. Maria è totalmente in comunione di spirito con il disegno divino, conformando la sua volontà a quella di suo Figlio. È quello che Giovanni Paolo II afferma nel seguito del testo dell’enciclica, in cui spiega che Maria con il suo fiat rende “possibile, per quanto spettava a lei nel disegno divino, l’esaudimento del voto di suo Figlio” [8].
Nel suo Atto per il giorno dell’Incarnazione, Madre Mectilde si meraviglia dell’ineffabile splendore di questo mistero:
Oh, cambiamento ammirabile e pieno di stupore, il Verbo divino diventare Bambino e quello che la genera nel tempo diventare la figlia, la madre e la sposa di un Dio [9].
Madre Mectilde fa eco alla liturgia, in particolare all’antifona in onore di Maria: “nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore”.[10]
Ma nella vita di Cristo e di sua Madre, la meraviglia fa presto posto al dolore. Il vecchio Simeone l’aveva detto a Maria: “a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35).
Dall’annunciazione al calvario, il cammino percorso dal Cristo e da sua Madre è invaso da questa prospettiva della Croce, nello snodarsi doloroso di questa vita offerta al Padre perché “già all’inizio della sua vita, il Figlio di Maria, e con lui sua madre, sperimenteranno in se stessi la verità delle altre parole di Simeone: ‘Segno di contraddizione’” (Lc 2, 34) [11]. Passione, morte e risurrezione di Cristo sono parte integrante del mistero pasquale.
Presenza di Maria al momento della Passione, della morte e della Risurrezione di Gesù
Maria è intimamente associata alla Passione di suo Figlio. Per Madre Mectilde, l’offerta che sarà consumata sul Calvario è già attuata al momento della Presentazione di Gesù al Tempio. Là, Maria comincia il suo ministero di compassione. “Il dolore del Figlio è il dolore della Madre e dei due dolori non se ne fa che uno”. [12] “Se l’amore della santa Vergine racchiude in sé l’amore di tutte le mamme per i loro bambini, non si potrà dire che essa ha sofferto più di tutti i martiri messi insieme?”[13]. Maria partecipa al mistero della salvezza attraverso la fede. Sta in piedi presso la Croce e “mediante la fede, la madre partecipa alla morte del Figlio, alla sua morte redentrice”[14]. Madre Mectilde precisa:
“ha sempre avuto un rapporto perfetto con suo Figlio, ha partecipato alle sue sofferenze sulla Croce ed è morta con lui misticamente, soffrendo interiormente ciò che egli pativa esteriormente. Si può dire che sarebbe veramente morta di dolore se Dio non lo avesse impedito preservandola con un tocco della sua potenza divina”[15].
Intimamente associata al mistero pasquale, Maria partecipa della gloria del Figlio.
Presenza di Maria vicino al Cristo nella gloria
Madre Mectilde esorta più di una volta ad amare Maria. Ne dà come motivo il fatto che “la gloria del Figlio è quella della Madre” [16] poiché Maria rimanda tutta la gloria a Dio. Non tiene niente per sé. Madre Mectilde insiste fortemente su questo punto :
“Non dite che si fa più per la Vergine Maria che non per Dio stesso. Il cuore del Figlio e quello della Madre fanno tutt’uno; quanto si fa per lei, ella lo rende al Figlio suo, rivolgendo tutto a Dio come alla sorgente; e benché sia gloriosa in Cielo, Maria vi sta tutta umile: non si attribuisce né prende alcuna parte a quanto si fa per onorarla. Avendo tutto da Dio, rende tutto a Dio” [17].
Maria è colei che intercede presso il Figlio, poiché è Madre di Dio. È il suo titolo di gloria. Ascoltiamo Giovanni Paolo II:
“Nel mistero dell’assunzione si esprime la fede della Chiesa, secondo la quale Maria ‘è unita da uno stretto e indissolubile vincolo’ a Cristo, perché, se madre-vergine era a lui singolarmente unita nella sua prima venuta, per la sua continuata cooperazione con lui lo sarà anche in attesa della seconda” [18].
Madre Mectilde insiste anche sul fatto che là dove è Maria, là è Gesù. Dice infatti:
“Preghiamola che faccia aumentare in noi il suo santo amore ogni giorno: quando in noi vi sarà questo amore, vi sarà anche l’amore del suo Figlio, perché ella gli è tanto unita che non si può amare l’una senza l’altro” [19].
Così non si può amare Maria al di fuori di Cristo: al contrario, ella ci conduce a Lui.
II – Presenza di Maria nella vita della Chiesa
È opportuno adesso rivolgere il nostro sguardo verso quella che Giovanni Paolo II ha chiamato Madre del Redentore. Già la Vergine Maria aveva ricevuto questo bel nome di Madre della Chiesa dal suo predecessore, Paolo VI, ripreso poi nell’enciclica Redemptoris Mater [20].
Maria e la Chiesa! I Padri conciliari e in seguito Giovanni Paolo II si sono soffermati su questo legame stretto che unisce Maria alla Chiesa.
Lungo tutta la storia, molto è stato detto su Maria. Chiediamo a Madre Mectilde de Bar ciò che ella stessa ha colto di questo legame stretto tra Maria e la Chiesa.
Procederemo in due tappe con, da un lato, la presenza silenziosa di Maria all’alba della Chiesa nascente e, dall’altro, la sua presenza nel cuore della Chiesa in cammino.
Presenza silenziosa di Maria all’alba della Chiesa nascente
Madre Mectilde situa Maria al centro della Chiesa nascente. Presenza discreta e tutta di carità, perché Maria non è presente per se stessa, ma per gli apostoli. Ella, che è sempre vissuta della volontà di Dio, compie più che mai questa volontà restando in mezzo a loro.
In effetti, dice la Madre, Dio l’ha riservata
“per essere l’appoggio e il sostegno della Chiesa nascente (…) a consolazione degli apostoli e dei discepoli, che istruiva privatamente sui misteri del Figlio [suo]. Non si legge, infatti, che abbia parlato in pubblico, come sarebbe pur stata in grado di fare. Aveva abbastanza scienza e lumi per farlo, ma preferì adoperarsi alla salvezza degli uomini nel silenzio e nel ritiro, con le sue preghiere e orazioni, piuttosto che con grandi discorsi. Così facendo onorò la vita nascosta di Gesù Cristo” [21].
Attraverso l’apostolato della preghiera, Maria opera nel cuore di questa giovane Chiesa mentre gli apostoli diffondono dappertutto la buona Novella di Gesù Cristo. La sua presenza è consolante e istruttiva. Nessuno più di Maria, ha potuto rivelare tutti gli avvenimenti della nascita di Gesù raccolti dagli evangelisti.
Presenza consolante ma anche fortificante. Lasciamo di nuovo la parola a Madre Mectilde :
“Dio, dopo averla lasciata sulla terra per alcuni anni dopo la morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, per un motivo di misericordia, affinché potesse consolare, fortificare e illuminare con i suoi esempi la Chiesa nascente…” [22].
Vivendo ella stessa il Vangelo, Maria fortifica la Chiesa nascente. Più con l’essere che con il fare, ella opera al cuore di questa Chiesa ancora agli inizi. La fortifica con la sua presenza silenziosa, piena di carità e di umiltà, adempiendo giorno dopo giorno la volontà di Dio.
Questo pensiero di Madre Mectilde a proposito di Maria trova un’eco più vicina a noi nell’enciclica Redemptoris Mater:
“Maria non ha ricevuto direttamente questa missione apostolica. Non era tra coloro che Gesù inviò ‘in tutto il mondo per ammaestrare tutte le nazioni’ (cf. Mt 28,19), quando conferì loro questa missione. Era, invece, nel cenacolo, dove gli apostoli si preparavano ad assumere questa missione con la venuta dello Spirito di verità: era con loro. In mezzo a loro Maria era ‘assidua nella preghiera’ come ‘madre di Gesù’ (Cf. Ac 1, 13-14), ossia del Cristo crocifisso e risorto. E quel primo nucleo di coloro che nella fede guardavano ‘a Gesù, autore della salvezza’, era consapevole che Gesù era il Figlio di Maria e che ella era sua Madre, e come tale era, sin dal momento del concepimento e della nascita, una singolare testimone del mistero di Gesù, di quel mistero che davanti ai loro occhi si era espresso e confermato con la Croce e la Risurrezione” [23].
Se durante la sua vita terrena e più particolarmente dopo la risurrezione del Figlio, Maria pregava con gli apostoli e per loro, ancor più, una volta glorificata in cielo, ha continuato il suo compito materno. È quello che ore vedremo.
Presenza di Maria nel cuore della Chiesa in cammino.
In una delle sue conferenze, Madre Mectilde ricorre a Maria chiedendole di purificarla nell’anima, nel cuore, nello spirito “in virtù del sovrano potere che la santissima Trinità ti ha concesso sulla Chiesa” [24].
Questo potere è di ordine materno e ciò spiega come si possa invocare Maria sotto il nome di Madre della Chiesa.
Ci soffermeremo dunque da un lato sul ruolo di Madre esercitato da Maria e dall’altro sul suo ruolo di intercessione.
Il ruolo materno di Maria
Anzitutto, ascoltiamo quanto afferma Giovanni Paolo II: Maria “si pone ‘in mezzo’, cioè fa da mediatrice non come una estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può – anzi ha il diritto – di far presente al Figlio i bisogni degli uomini” [25].
Maria intercede per noi come Madre. Infatti, “con carità di madre si prende cura dei fratelli del suo Figlio che sono ancora pellegrini, posti fra pericoli e tribolazioni, fino a quando non siano condotti nella patria beata” [26].
Madre Mectilde aveva grande fiducia nell’amore materno di Maria ed esortava le sue monache a porsi sotto la sua materna protezione, dicendo che se non fossero figlie del SS. Sacramento, sarebbero però figlie di Maria [27]. Chiede loro di abbandonarsi a Maria per tutto quanto le riguarda, considerandosi come “luogotenenti” di un compito che spetta anzitutto a Maria: guidare le anime e condurle a Cristo.
“Andiamo dunque da lei con confidenza e umiltà, perché, o mie sorelle, questa santa Madre del Verbo adorabile è anche la vostra Madre, la vostra abbadessa, la vostra e unica legittima Superiora. Quelle che lo sono, non sono che al suo posto” [28].
Altrove afferma:
“La dobbiamo onorare per tutto quello che lei è per noi, nella qualità che davvero ha voluto accettare di essere nostra madre piena di grazia e di misericordia, di dolcezza e di benignità, sempre pronta ad accogliere, ad ascoltare le nostre umili preghiere e a favorirci dei suoi aiuti” [29].
Se Madre Mectilde raccomanda alle sue monache di andare a Maria come il bambino va verso la mamma, ella insiste molto anche sul suo ruolo di intercessione, di mediazione. E' il cuore del suo messaggio mariano.
Il ruolo di intercessione di Maria presso il suo Figlio
Nella Redemptoris Mater, Giovanni Paolo II spiega in cosa consiste la mediazione di Maria e come ella si ricongiunga all’unica mediazione di Gesù Cristo. Per questo, riprende i termini del concilio Vaticano II. « La Chiesa sa e insegna con san Paolo che uno solo è il nostro mediatore: ‘Non c’è che un solo Dio, un solo anche è il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che per tutti ha dato se stesso quale riscatto (1 Tm 2, 5-6). ‘La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia’. È mediazione in Cristo”[30].
Madre Mectilde è consapevole della mediazione materna di Maria, non esita a ricorrervi e sprona a fare lo stesso:
“Rivolgetevi alla Vergine santa esponendole le vostre necessità e sarete sempre bene ricevute” [31].
E altrove:
“Pregate la santa Vergine di farvi la grazia di annientarvi. Voi direte forse : ‘Perché indirizzarmi alla santa Vergine piuttosto che a Dio ?’ Essa è tanto potente, mie sorelle, e si può dire di lei quello che il nostro Salvatore dice di se stesso:‘Ogni potere mi è stato dato in Cielo e sulla terra’. Sì, ogni potenza le è stata donata. Voi non dovete altro che indirizzarvi a lei, e lei otterrà tutto dal suo Figlio”[32].
Per evitare di essere fraintesa credendo che Maria venga posta sullo stesso piano di Dio, Madre Mectilde precisa in un’altra conferenza:
“Maria è la Tutta-potente: non per se stessa, poiché essendo una pura creature non ha nulla e nulla può avere che non riceva da Dio, l’unico a non dipendere da nessuno. Dopo Dio, però, non temo di affermare che niente è così perfetto, così grande, così potente, niente è più elevato in gloria della santissima Madre di Dio” [33].
Anche qui l’attualità del pensiero di Madre Mectilde coglie nel segno.
“Dio non ha bisogno di alcun strumento, di alcun intermediario per perdonare i peccati della sua creatura, per divinizzarla, per farla entrare nella vita trinitaria. Nessuna creatura saprebbe cooperarvi senza che Egli l’abbia, per grazia, suscitata, chiamata egli stesso a quello, dotata dei mezzi per questo servizio. Ma Dio non fa niente di artificiale, e quando egli permette a una creatura di servirlo, è un autentico servizio che diventa indispensabile nell’ordine delle cose liberamente istituito da lui: ed è un dono di grazia l’essere reso così realmente necessario alla comunicazione agli altri della grazia. Un dono di grazia che, principio delle mediazioni create, ha egli stesso il suo principio nella mediazione di Cristo alla quale tutte le altre, per questo fatto, sono subordinate. Così la mediazione di Maria, non più di quella della Chiesa stessa, non era necessaria a Cristo per salvare il mondo. Ma Egli l’ha fatta realmente mediatrice, in modo che la sua mediazione è diventata indispensabile agli uomini nell’economia della salvezza che egli ha voluto e realizzato. Così compresa, la mediazione mariana può essere riconosciuta nel momento in cui viene professata senza restrizioni l’unica mediazione di Cristo”[34].
Nelle sue conferenze e nei suoi capitoli, Madre Mectilde de Bar mostra anche come Maria opera sempre nella Chiesa e per la chiesa, quanto bisogna amarla e venerarla per questo suo ruolo nella Chiesa [35].
Per lei, amando Maria si finisce per conoscerla e conoscendola non si può far altro che amarla di più.
III – Presenza di Maria nella vita del discepolo di Cristo
Appoggiandosi al Vangelo di Giovanni (Gv 2, 1-5), papa Giovanni Paolo II mostra il carattere materno della mediazione di Maria di cui egli vede un primo annuncio nell’evento di Cana [36].
Abbiamo spiegato precedentemente in cosa consista la mediazione di Maria e come si situi nell’unica mediazione di Cristo, poiché si tratta di “una mediazione subordinata” o ancora “mediazione seconda”.
In effetti:
“la mediazione unica ed universale di Cristo ammette delle mediazioni seconde:
non in modo di supplenza: perché niente può supplire la mediazione di Cristo che è universale e necessaria (nell’economia della salvezza);
non in modo di complemento: come se la sola mediazione di Cristo fosse insufficiente a riconciliare l’uomo con Dio, e che avrebbe bisogno di essere completata. In realtà, lungi dal completare la mediazione di Cristo, tutte le altre mediazioni s’appoggiano su di essa e traggono da essa il loro valore;
ma in modo di servizio: la mediazione di Cristo usa per esercitarsi delle mediazioni seconde. Non per incapacità di produrre da sola il suo effetto, ma per misericordia, per permettere ai riscattati di partecipare realmente all’opera della salvezza. Con la sua mediazione Cristo non permette solamente agli uomini di essere salvati, ma di agire per salvarsi e per contribuire alla salvezza degli altri” [37].
Per comprendere il ruolo di Maria nella vita del discepolo di Cristo, conviene situarsi nella linea definita dallo insegnamento conciliare del Vaticano II al capitolo ottavo della Lumen Gentium, ed è importante meditare l’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II.
Riprendendo i termini del Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II afferma che Maria “fu per noi madre nell’ordine della grazia.” [38]. La sua sollecitudine si estende dunque a ciascuno di noi in particolare, contemporaneamente che all’umanità intera.
Per Giovanni Paolo II, sono le parole riportate da san Giovanni nel suo vangelo (Cf. Gv19, 26-27) che “determinano il posto di Maria nella vita dei discepoli di Cristo ed esprimono (…) la sua nuova maternità quale Madre del Redentore: la maternità spirituale, nata dall’intimo del mistero pasquale del Redentore del mondo” [39].
Ci sarebbe molto da dire sul ruolo di Maria nello sviluppo e nel manifestarsi della vita spirituale del cristiano. Scopriamo adesso come, nel pensiero di Madre Mectilde, Maria ci conduce a suo figlio, e come opera alla formazione di Cristo in noi.
Maria conduce a suo Figlio
Per Madre Mectilde il primo modo in cui Maria interviene nella vita del discepolo di Cristo è quello di condurlo a suo Figlio.
Riprendiamo l’evento di Cana. I servitori non hanno più vino. Allora si rivolgono a Maria e mostrano il loro imbarazzo. Reazione di Maria: si rivolge con fede e con amore a suo Figlio e contemporaneamente li volge verso Cristo con queste parole, semplici ma così ricche di fede: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela.” (Gv 2, 5) È l’esempio perfetto del riserbo di Maria davanti al Figlio e alla sua missione divina.
È quanto ci dice Madre Mectilde in una delle sue conferenze per l’Avvento:
“La santa Madre di Dio si annienta nelle anime che le sono devote, per darle tutte a suo Figlio”[40].
E in un’altra spiega:
“Quando l’amerete, vi insegnerà a conoscere il suo divin Figlio e ad amarlo. Soltanto per suo mezzo è possibile conoscere nostro Signore Gesù Cristo; è stata lei stessa a rivelarmelo!”[41].
Queste poche righe sono ricche dell’esperienza spirituale che Madre Mectilde consegna con la sua consueta semplicità. E riprendendo un passaggio della Scrittura che le era familare, si permette di operare una trasposizione dicendo:
“Nessuno conosce il Figlio se non la Madre e nessuno conosce la Madre se non il Figlio.”[42]
In uno scritto in cui riferisce di una grande grazia mariana, Madre Mectilde sottolinea, a proposito dell’amore che dobbiamo a Dio:
“Secondo la mia povera esperienza e nel modo in cui io l’ho appreso, bisogna cominciare dalla Madre; poi lei stessa ci condurrà al suo divin Figlio; e chi ha maggior potere di farlo conoscere e di generarlo in noi, di colei che l’ha concepito per opera dello Spirito Santo?” [43].
Conducendoci a suo Figlio, Maria è per questo intimamente legata all’Eucaristia. La devozione per Maria va di pari passo con il culto eucaristico. Non abbiamo che da guardare i grandi santuari mariani. Quello che domina in queste celebrazioni solenni e così belle, è il culto reso al mistero eucaristico. È quanto ci dice Giovanni Paolo II:
“Ben a ragione, la pietà del popolo cristiano ha sempre ravvistato un profondo legame tra la devozione alla Vergine santa e il culto dell’Eucaristia: è, questo, un fatto rilevabile nella liturgia sia occidentale che orientale, nella tradizione delle famiglie religiose, nella spiritualità dei movimenti contemporanei anche giovanili, nella pastorale dei santuari mariani. Maria guida i fedeli all’Eucaristia” [44].
Maria è stata il primo tabernacolo di Dio poiché l’ha portato nel suo seno. Madre Mectilde insiste sul fatto che noi possediamo Gesù Cristo grazie a Maria.
“Quale bene, mie sorelle, noi possediamo in Gesù Cristo e per Gesù Cristo, il quale ci è stato donato attraverso la santa Madre di Dio! Sì, noi lo riceviamo realmente e veramente, personalmente ciascuna di noi con la santa comunione, e dobbiamo ricevere questo dono infinito dalle mani e dal cuore della santissima Vergine ogni volta che ci è dato di fare la comunione, e dobbiamo nutrire amore e riconoscenza per questa Madre di bontà” [45].
Dopo averci condotti a suo Figlio, Maria si fa più piccola ancora, più discreta nel suo agire. Eppure agisce, operando alla formazione di Cristo nelle nostre anime.
Maria opera alla formazione di Cristo in noi.
Come diceva Padre Giovanni Battista Chautard, abate di Sept fons (+1935), “nessuno può nascere alla vita divina se non per Maria. Madre della Grazia, Maria lo è anche della crescita della vita sopranaturale in noi. Crescere nel Cristo, è crescere in luce, in virtù, e noi non possiamo farlo che attraverso Maria, la cui funzione è di formare suo Figlio nelle nostre anime.”[46].
Per Madre Mectilde, il secondo modo in cui Maria interviene nelle nostre vite è quindi quello in cui ella opera alla formazione di Cristo in noi. Se Maria coopera alla nascita e all’educazione dei figli e delle figlie della Chiesa, “come Madre di quel figlio che Dio ha posto quale primogenito tra molti fratelli”[47], non può farlo ancor meglio operando alla formazione di Cristo nelle anime, cioè intercedendo affinché apriamo il nostro cuore all’azione dello spirito Santo che abita in noi ?
Madre Mectilde insiste su questa azione di Maria:
“Pregatela di rendervi un poco partecipi della sua umiltà, di distruggere l’orgoglio del vostro intimo e disporre il vostro cuore per attirarvi suo Figlio” [48].
E nella stessa conferenza, dice anche:
“Desidererei che ci unissimo fortemente al comportamento della santissima Madre di Dio, essendo stata lei a dare Gesù Cristo al mondo, così è ancora lei che deve generarlo nei nostri cuori. E di questo dobbiamo pregarla senza sosta” [49].
Non si tratta dunque di un’azione passiva, che neghi la nostra libertà, bensì di un’azione interiore condotta a termine con la nostra totale volontà e con il nostro consenso. Dio rispetta e ama l’uomo a tal punto da avergli dato la libertà, segno del suo amore. Egli aspetta da noi atti liberi generati unicamente dall’amore.
“Chiediamo alla santa Vergine, Madre di Dio, che ci insegni a prepararci perché suo Figlio possa nascere nelle nostre anime. Elle è così buona che ci istruirà” [50].
In una conferenza per la festa dell’attesa del parto della Vergine Maria, Madre Mectilde diceva:
“Gloriosa quale è in cielo, mantiene questo suo zelo per la loro perfezione usando a tale fine la sua influenza perché Gesù possa nascere interiormente in ciascuno dei nostri cuori così come è nato una volta, fisicamente, nella stalla di Betlemme. Mettiamoci dunque in condizione, sorelle mie, di ricevere Gesù, il frutto sacro di Maria, e di vederlo nascere in noi”[51].
Madre Mectilde insiste inoltre sul fatto che se Maria ha desiderato donare suo Figlio, il Figlio di Dio, al mondo [52], Dio ce lo dona tutti i giorni nell’eucaristia. In quanto figlia della Chiesa, Madre Mectilde vive totalmente del mistero celebrato nel ciclo liturgico che si svolge ogni giorno davanti e con lei. Ella risponde alle sollecitazioni fatte dalla Chiesa attraverso la liturgia e ci invita così ad “abbandonare i nostri interessi materiali e spirituali per aver parte alla grazia del mistero che la Chiesa ci propone” [53].
Tuttavia, ci si può chiedere se non c’è in questo, da parte di Madre Mectilde, un’attribuzione a Maria delle prerogative che dipendono piuttosto all’azione dello Spirito Santo.
“È necessario rendersi conto della critica che ci viene rivolta, riconoscere la sua eventuale fondatezza, ma prendere anche coscienza della profondità del legame che esiste tra la Vergine Maria e lo Spirito e, di conseguenza, di una certa comunità di ruolo nella disparità assoluta delle condizioni. La critica è grave (…) noi attribuiamo a Maria ciò che è opera dello Spirito Santo; al limite, le facciamo occupare il posto del Paraclito. Le attribuiamo, in effetti, i titoli e il ruolo di consolatrice, avvocato, difensore dei fedeli davanti al Cristo che sarebbe un giudice terribile; ella esercita una maternità tale per cui non siamo più orfani; ella rivela Gesù, il quale a sua volta rivela il Padre. Ella forma Gesù in noi, ruolo attribuito allo Spirito santo…” Ora “i rapporti tra Maria, madre di Dio, e lo Spirito santo, sono profondi; essi hanno il loro fondamento nel mistero della salvezza, nel mistero cristiano (…). Il ruolo di Maria si situa in quello dello Spirito santo, il quale l’ha resa madre del Verbo incarnato, che è il principio di ogni santità e della comunione dei santi.”[54]
Così, noi comprendiamo meglio che Maria, lungi dal sostituirsi allo Spirito Santo, opera nello Spirito Santo.
In definitiva, nell’insegnamento di Madre Mectilde de Bar, la Vergine Maria è presente a tutte le tappe della vita del suo Figlio, poi della Chiesa. Infine, Maria è presente anche nella vita di chi accetta di diventare discepolo di Cristo e che un giorno o l’altro sente quella parola pronunciata da Gesù sulla Croce: “Ecco tua madre”.
Con Madre Mectilde de Bar, ricorriamo dunque alla materna bontà della Vergine Maria “con una fiducia piena di amore e di sottomissione, per pregarla di farci la grazia di imitare, secondo quanto ci è possibile e la nostra piccola capacità, gli esempi che ci ha lasciato con la sua santa vita. È questo il frutto più bello della devozione, che possiamo dare a Maria” [55].
[1] N. 245, Conferenza per il santo tempo di Avvento in Ora et Labora, ottobre-dicembre 1998, p. 200.
[2] Lumen Gentium n. 55. Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 64.
[3] N. 2381, Conferenza sull’attesa del parto della Santissima Vergine, 17 dicembre 1694, in Catherine Mectilde de Bar, Anno liturgico e santità, ed. Glossa, Milano 2005 p. 255 (da qui in poi abbreviato con AL/2),
[4] N. 1923, Conferenza sull’attesa del parto della Santissima Madre di Dio,Catherine Mectilde de Bar, Capitoli e conferenze, Alatri 1998, p. 248 (da qui in poi abbreviato con CC).
[5] N. 2721, Conferenza per la festa dell’attesa del parto della Vergine dell’anno 1663, in Catherine Mectilde de Bar, L’anno liturgico, ed. Glossa, Milano 1997, p. 56 (da qui in poi abbreviato con AL/1).
[6] Lumen Gentium,n. 56.
[7] Redemptoris Mater, n. 13.
[8] Redemptoris Mater, n. 13.
[9] N. 1545, Acte pour le Jour de l’Incarnation.
[10] Antifona alla Vergine Maria: Alma Redemptoris Mater, (tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem).
[11] Redemptoris Mater, n. 16.
[12] N. 2693,Capitolo per il mistero della Purificazione della Santissima Vergine, in AL/2, p. 60.
[13] N. 2693, in AL/2, p. 60.
[14] Redemptoris Matern. 18.
[15] N. 175, Conferenza sull’Immacolata Concezione della Santissima Vergine, in AL/1, p. 370.
[16] N. 1067, Conferenza della Vigilia dell’Assunzione della Santa Vergine, anno 1663, inAL/2, p. 198.
[17] N. 1932,Per la festa della Visitazione della Santa Vergine, 1° luglio 1672, in CC, p. 486.
[18] Redemptoris Matern. 41.
[19] N. 2586, Per la festa dell’Assunzione della Santissima Madre di Dio, in AL/1 p. 386. Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 964.
[20] Redemptoris Mater, n. 47.
[21] N. 175, in AL/1, p. 370.
[22] N. 2586, in AL/1 p. 384.
[23] Redemptoris Mater,n. 26.
[24] N. 2803, Espressioni di Giubilo alla Santissima Madre di Dio per la sua purissima Immacolata Concezione, 1682, in AL/2 p. 173.
[25] Redemptoris Mater, n. 21.
[26] Lumen Gentium, n. 62.
[27] Cf. N. 1067, in AL/2, p. 198.
[28] N. 945, Conferenza sulla festa dello sposalizio della Santissima Vergine, 22 ottobre 1694, in AL/2, p. 264.
[29] N. 310,Conferenza per la domenica nell’ottava dell’Assunzione, in AL/2, p. 206.
[30] Redemptoris Mater,n. 38. Cf. Lumen Gentiumn. 60, p. 109
[31] N. 1932, in CC, p. 486.
[32] N. 2170, Capitolo della Vigilia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, in AL/2, pp. 188-189.
[33] N. 2586, in AL/1, p. 384-385.
[34] Jean-Hervé Nicolas, o.p. Synthèse dogmatique de la Trinité à la Trinité, éditions universitaires Fribourg Suisse, Beauchesne, Paris, 1985, pp. 554-555.
[35] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 773.
[36] Cf. Redemptoris Mater, n. 21.
[37] Jean-Hervé Nicolas, o.p. Synthèse dogmatique, o. c., p. 551.
[38] Redemptoris Mater, n. 22; Lumen Gentium , n. 61, p. 110. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 968.
[39] Redemptoris Matern. 44.
[40] N. 1431,Per il santo tempo di Avvento, in AL/1, p. 46.
[41] N. 1200,Frammento di una conferenza sul Santissimo Cuore della Santissima Vergine – 7 febbraio 1695, in AL/1, pp. 376-377.
[42] N. 1200, inAL/1, p. 377. Madre Mectilde sostituisce alla parola “Padre” quella di “Madre” (cf. Mt 11, 27; Lc 10, 22).
[43] Véronique ANDRAL, OSBap, Catherine Mectilde de Bar, I. Un carisma nella tradizione ecclesiale e monastica, Città Nuova, 1988, p. 45.
[44] Redemptoris Mater,n. 44. A proposito del culto mariano, vedi Lumen Gentium n. 66, Sacrosanctum concilium n. 10, Catechismo della Chiesa cattolica, n. 971 e Paolo VI, Esortazione apostolica, Per il culto della beata Vergine, collana Magistero 35, Edizioni Paoline.
[45] N. 323, Conferenza nella vigilia della purificazione, anno 1664, in AL/2, p. 58.
[46] Un moine, Dom Jean-Baptiste Chautard, Abbé de Sept-Fons, Abbaye de Sept-Fons, 1937, p. 93-94.
[47] Redemptoris Mater, n. 44.
[48] N. 1431, inAL/1, p. 46.
[49] N. 1431, inAL/1, pp. 43-44.
[50] N. 2573, Nel giorno della festa dell’attesa del parto della Santa Vergine, 1671, in AL/1, p. 59.
[51] N. 2721,in AL/1, p. 56-57.
[52] Cf. N. 2573, inAL/1, p. 60.
[53] N. 2573, in AL/1, p. 60.
[54] Yves Congar,, Credo nello Spirito Santo, Biblioteca di Teologia Contemporanea, 98, Queriniana, 19992, p. 184-186.
[55] N. 2586, in AL/1 p. 386.