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Deus absconditus, anno 110, n. 3, Luglio-Settembre 2019 pp. 29-46

Suor Marie-Cécile Minin osb ap
La fama di santità di Catherine Mectilde de Bar


 

Nell’accostarsi alla vita di madre Mectilde si avverte l’urgenza di risalire a ciò che contava per lei per vivere pienamente, da vera cristiana, nel contesto storico specifico che fu il suo, cioè all’essenzialità del vangelo. Durante la sua vita monastica alla guida di più comunità, madre Mectilde de Bar ebbe a cuore di trasmettere un insegnamento continuo partendo dal vangelo. Nonostante guerre e rivoluzioni, grande parte del patrimonio spirituale legato a madre Mectilde fu salvato. La conservazione degli scritti mectildiani, fonti storiche e religiose, è sempre stata considerato un vero e proprio miracolo che manifesta l’amore e il profondo rispetto delle monache benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento per la loro fondatrice. Durante la Rivoluzione francese, i manoscritti furono infatti nascosti. Nel 1944 dopo il bombardamento del monastero di Varsavia in Polonia tredici monache e una ventina di civili furono risparmiati mentre morivano trentaquattro monache e tanti civili[1]. Furono ritrovate intatte sia la pisside che l’ostensorio con l’ostia, sia le lettere autografe di madre Mectilde scritte alla comunità di Varsavia tra il 1688 e il 1697[2].

Madre Mectilde de Bar ha lasciato un’eredità spirituale che anche oggi esprime l’intuizione dell’assoluto e del primato di Dio. La sua è una parabola esistenziale stupenda che si snoda in un sottofondo liturgico ritagliato ad hoc per lei; una vita scandita tra il mistero dell’Incarnazione e il mistero della Risurrezione. Nasce infatti il 31 dicembre 1614, cioè nel settimo giorno dell’ottava di Natale e muore il 6 aprile 1698, nell’ottava di Pasqua. A un mese dalla morte, il necrologio scritto e fatto stampare da madre Marie-Anne du Saint-Sacrement Loyseau, fu inviato ai monasteri della famiglia monastica da lei fondata. Fu così consegnato alla storia il vero ritratto spirituale della Madre.

Nel necrologio leggiamo infatti che “l’umiltà era la fedele compagna del suo animo, del cuore, delle parole e delle azioni. (…) Niente la faceva maggiormente soffrire della buona opinione che gli altri avevano della sua virtù”[3]. Chi narra fa riferimento a un episodio avvenuto il 26 febbraio 1698, festa di santa Mechtilde, due mesi prima della morte. Madre Mectilde de Bar sta tenendo la conferenza sui Novissimi preparando così la comunità al distacco ormai vicino. Una monaca, in segno di venerazione, le vuole baciare la mano. Ella la ferma e dice a tutte:

“Volete vedere la vostra madre elevata, esaltata, fare segni e prodigi, ma non accadrà: dopo la morte non si potrà neanche guardarla e sarete ben sollevate di poterla nascondere e costrette senza indugio a buttarle sue spoglie in una fossa” [4].

Del corpo di madre Mectilde, sepolto nella cappella di San Giuseppe nella chiesa del monastero di rue Cassette non si sa nulla. Fu messo al sicuro o gettato in una fossa...? La questione rimane finora un campo di ricerca aperto.

Se il corpo non c’è più, gli scritti ci sono. Grazie alle diverse biografie si può individuare in madre Mectilde una autentica fama di santità (fama sanctitatis) in vita, in morte e dopo morte.

La vita di madre Mectilde si snoda nell’amore non separabile per Dio e per il prossimo, che è il comandamento centrale della carità e il cuore del Vangelo. In madre Mectilde “si delinea il volto del Maestro, che fu chiamata a far trasparire nella quotidianità della sua vita”[5].

Nel suo cammino particolare di santità nel quotidiano si intravedono dunque da una parte la convinzione della gente comune circa la santità di madre Mectilde de Bar, dall’altra parte la forza travolgente della sua preghiera e infine la dimensione mistica della sua vita.

I - La convinzione circa la santità di madre Mectilde de Bar

La convinzione del cammino cristiano particolare di santità imboccato dalla Madre Fondatrice era condivisa da religiosi e laici. Padre Giovanni Crisostomo, religioso del Terz’ordine di san Francesco, aveva molta stima di madre Mectilde e dopo averla incontrata, usava dire già nel 1643 che “tornava da un piccolo luogo in cui si trovava concentrata maggiore spiritualità che non in tutta la grande città di Parigi”[6].

Testimonianze

Per rendersi conto della fama di santità di madre Mectilde de Bar al momento della morte, riportiamo qui uno stralcio della biografia scritta da Yves Poutet che illustra bene quanto accaduto durante la veglia della salma:

“Per soddisfare la devozione diffusa, la defunta è esposta nel coro della chiesa di rue Cassette. L’afflusso è notevole. Persone di tutte le classi sociali vengono a pregare. È necessario anche, di tanto in tanto, aprire la grata per soddisfare il desiderio di avvicinarla. Si chiedono rosari, immagini ecc. dei quali il monastero assicura di solito la diffusione, perché tutti desiderano metterli a contatto con il corpo di colei che è già considerata una santa. Un povero soldato, non avendo potuto ottenerne uno perché la scorta era esaurita, usa la sua manica per toccare la defunta e dichiara che la terrà “per tutta la vita come una reliquia” [7].

Seguendo la raccomandazione di Padre Paulin, religioso del Terz’ordine di San Francesco e confessore di madre Mectilde, le monache della rue Cassette e degli altri monasteri raccolsero fedelmente tutto ciò che esse avevano visto e udito, per farne parte a coloro che sarebbero venute dopo[8].

Madre Monique des Anges consegnò nel manoscritto D 12 alcune “lettere di parecchie persone di virtù e meriti che riguardano la Reverenda Madre Mectilde del Santissimo Sacramento, tanto durante la vita che dopo la sua morte, le quali mettono in luce quanto ella fosse tenuta in stima e reputazione di santità da tutti coloro che avevano la fortuna di conoscerla”[9].

Nella biografia scritta dal Duquesne[10] nel 1775 furono fedelmente pubblicate stralci di queste lettere, testimonianze che fa bene ora riportare.

Philippe de la Buissonière, sacerdote, parla delle sue eminenti virtù da imitare[11], Monsieur de Culemburg, anche lui prete, evoca “la morte tanto preziosa agli occhi di Dio come quella della vostra carissima e santissima Madre”[12]. Nicolas Sanadon, gesuita, l’ha definita come “una delle più sante e delle più perfette superiore che si potesse avere”[13] mentre Simon Gourdan, canonico regolare dell’abbazia di Saint Victor a Parigi, la presenta come:

“…questa anima scelta da Dio per la grande opera dell’esaltazione e dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento e che ha felicemente e santamente compiuto la sua lunga corsa” [14].

Nella sua lettera Charles-Nicolas Taffoureau de Fontaine, vicario generale dell’arcivescovo di Sens, chiama madre Mectilde la sua “santa madre” e aggiunge:

“permettetemi di chiamarla nostra e di considerarla con voi come mia madre. Ho visto molte persone di pietà, ma, nella mia vita, non ne ho mai viste e udite che mi abbiano parlato in modo così forte, così elevato, così commovente della grandezza e della santità di Dio” [15].

Ci è stata tramandata anche la testimonianza di Fénelon, con il quale madre Mectilde ebbe uno scambio epistolare. Così scrive alla comunità di rue Cassette:

“Voi perdete una vera madre, il vostro visibile angelo, il sostegno del vostro Istituto, ma l’avevate ricevuto solo per un tempo determinato. È finita. Bisogna sottomettersi a Dio. Questa sottomissione senza riserve, questo abbandono nelle mani di Dio ha formato il particolare carattere di questa santa figlia. Ella mi diceva, ella mi scriveva che non sentiva la minima ribellione contro l’ordine di Dio, non la minima mormorazione, ma il solo scorgere la sua santa volontà, nelle situazioni più sbalorditive, più terribili, la calmava” [16].

La testimonianza degna di fede di Padre Paulin, suo confessore, illustra bene il percorso di santità di madre Mectilde:

“L’amore era un fuoco che l’avvampava senza sosta e questo fuoco era tenuto acceso giorno e notte da una orazione continua alla presenza del Signore, e da una lunga e perseverante pratica di tutte le virtù cristiane e religiose. Raccogliete accuratamente quanto avete visto, quello di cui avete sentito parlare, per comunicarlo a chi verrà dopo di voi. Sapete con quanta nobiltà ella ha parlato di Dio e delle cose sante, quanto grande fosse la sua devozione e la sua fiducia nella Madre di Dio: siate le sue fe-dele imitatrici”[17].

Lasciamo infine madre Anne du Saint-Sacrement delineare questo particolare tratto – cioè la carità – della Madre:

“Solo Dio può conoscere il grado d’amore e di carità che Egli stesso aveva messo in questa grande anima per mezzo della sua grazia.... Un fondo così ricco non le era stato dato per lei sola. Era nata per gli altri e il suo principale talento era di guadagnare a Gesù Cristo tutte le anime che l’avvicinavano, senza mai consentire che alcuna si legasse alla sua persona” [18].

Ricordiamo che colei che scrive non è altro che Anna Loyseau, diventata madre Anne del Santissimo Sacramento, la ragazza che accompagnò madre Mectilde presso Madame de Boves e che vide il quadro delle vestali; la ragazza che impiegò diversi anni prima di fare il passo definitivo di entrare a rue Cassette; la ragazza a cui madre Mectilde scrisse molte lettere di direzione spirituale; colei che fu il suo braccio destro dapprima come celleraria e in seguito come Vice-Priora; colei che fu eletta per sostituirla come seconda Priora del monastero di rue Cassette ma sopravvisse solo un anno a madre Mectilde. Si può dunque ritenere autentica la sua testimonianza.

La fama di santità di madre Mectilde de Bar in morte

Due testimonianze meritano di essere riportate, perché anche dopo la sua morte madre Mectilde ha continuato ad operare. Illustriamo due fatti singolari accaduti, l’uno, il giorno dopo la morte e l’altro a tre secoli di distanza.

Nei manoscritti è conservato infatti un fatto accaduto poco dopo la morte di madre Mectilde, fatto del tutto singolare. Tra le lettere ne troviamo una inviata da un certo “Monsieur de V”, gran servo di Dio, dove si legge quanto segue:

“Gesù sia amato. Ho ricevuto la vostra lettera stamattina, dopo aver detto la messa per la vostra santa defunta. In essa mi fate conoscere la sua malattia: era un frutto maturo per il Paradiso; Gesù Cristo voleva ricompensarla di tutte le fatiche sofferte per la sua gloria. Oh, quanto è felice e grande davanti a Dio. Rivolgiamoci a lei nei nostri bisogni, perché spero che (benché siamo peccatori) ella ci aiuterà. Voglio proprio dirvi un piccolo segreto, come a una delle mie amiche, che non direte a nessuno: non ne parlerete neppure a me. Eccolo: essendo partito l’indomani dell’Annunciazione19 per andare a far visita alle mie sorelle religiose a Rosay, al ritorno, entrando in un bosco, sentii la presenza della venerabile Madre del Santissimo Sacramento, e all’istante la vidi alla mia destra che mi accompagnava e camminava con me: tutto questo avvenne nel più intimo dell’anima mia, senza che i sensi vi avessero parte. Sentivo una grande pace e una dolcezza di paradiso; ella mi intratteneva sulla grandezza di Dio: Magnus Dominus et laudabilis nimis in civitate Dei nostri e sulla sua grande bontà; Quam bonus lsrael Deus his qui recto sunt corde. [19].

Durante quella contemplazione, io le rispondevo; questo durò un po’ di tempo. Dopo ciò, quando quella visione fu passata. dissi tra me: “Ahimè! La mia madre Mectilde del Santissimo Sacramento sarà forse morta?”. Io infatti non lo sapevo; questo avvenne un’ora dopo mezzogiorno. Continuai il mio cammino, sempre molto contento e più di quanto potrei dire, a piedi, col bastone in mano. Verso le quattro pomeridiane, trovai uno dei miei amici che mi disse, fra le altre cose, che la reverenda Madre del Santissimo Sacramento era morta e che le sue figlie erano in pianto; io abbassai la testa e gli dissi pochissime cose; ma quando l’ebbi lasciato, dicevo e ripetevo le parole dei pellegrini di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino? Non mi meraviglio più del fatto che il mio cuore fosse così ardente mentre quella degna Madre mi parlava della bontà e della santità del suo 35 divin Maestro” [20].

E finisce così Monsieur de V.: “Bruciate la mia lettera e credetemi….”[21]. Per fortuna la lettera fu conservata e annoverata tra le testimonianze, segno della sua attendibilità.

Dal 1698 ci spostiamo nel recente ‘900 dove nel 1926 avvenne nel monastero Santa Caterina in Teano (Italia) un fatto relativo a madre Mectilde de Bar consegnato dall’ultima abbadessa, Madre Chiara de Amicis, testimone del fatto. L’essere stato custodito da Madre Chiara rafforza l’autenticità dell’accaduto e la sua valenza.

In una lettera del 19 gennaio 1956 indirizzata alla Priora di Ghiffa madre Celestina Binda in merito alla causa di beatificazione, allora in corso, di madre Caterina Lavizzari, madre Chiara De Amicis racconta come fu presa la decisione dell’aggregazione del suo monastero all’Istituto delle Benedettine dell’Adorazione perpetua del SS. Sacramento:

“Le voglio raccontare come andò la cosa quando volevamo aggregarci a qualche altro Istituto. Il nostro confessore Mons. Starace desiderava unirci alle Suore Compassioniste, congregazione di vita attiva e portò la R. Madre Generale con una sua Suora, sorella del nostro confessore, per visitare la Casa. Andammo in parlatorio tutte le Madri di coro per salutarle e metterci d’accordo e capitò una cosa strana. Mentre parlavamo una terza Suora vestita come le Benedettine del SS. Sacramento, alta, stava ritta in piedi senza parlare, al posto dove, un po’ di anni prima, il Ven.mo Padre Celestino aveva promesso l’Adorazione. Quando la Rev. Madre Generale entrò in clausura con la suora che l’accompagnava, la terza Suora non c’era più. Restammo un po’ sorprese. Si girò tutta la Casa e quando si stavano per concludere le cose, una Madre rifiutò il suo consenso e tutto finì. Appena libere ognuna fece le meraviglie per quella Suora scomparsa e si pensò subito alla Venerata Madre Istitutrice di cui avevamo sentito parlare. Subito si decide di scrivere alla Rev. Madre Caterina, la quale di gran cuore accettò e in meno di due mesi alcune monache di Ronco furono mandate a Teano. Fu proprio un miracolo” [22].

 

L’accaduto è anche consegnato, con qualche variante e aggiunta interessanti, dalla stessa madre Chiara de Amicis, insieme ad altri fatti importanti della vita del monastero Santa Caterina, in un quaderno conservato nell’Archivio Monastico del Monastero di Teano. Si legge infatti:

“Nel 1926 le poche Religiose superstiti, alcune tuttora viventi e provenienti da vari ordini, consigliate dal vescovo e dal confessore, si rivolgono alle Compassioniste, ordine di vita attiva da poco fondato. La Madre Generale venne a visitare lo stabile insieme a una sua religiosa e le nostri Madri sorsero in parlatorio per fare le trattative. Mentre quella parlava, le nostre, cui rincresceva perdere la clausura, videro dietro di lei, una terza visitatrice Benedettina con l’ostensorio. (Dalla fotografia veduta più tardi, assicurarono essere quella della Venerata Madre Istitutrice). Questa non parlò mai, guardava solo con materno sguardo le nostre Madri. Il fatto fu constatato da tutte, tanto che la Conversa che portava due tazze di caffè, vista la suora, corse a prendere la terza tazza, ma al suo ritorno, quella Madre non c’era più. Difatti quando si aperse la clausura per fare entrare le Visitatrici, la Benedettina era sparita. Dopo questo fatto le Madri rimasero perplesse, perché era sembrata loro una manifestazione del Cielo. Fu allora che Madre Chiarina risolse la questione e disse: “Perché non ci rivolgiamo a Ronco di Ghiffa da quelle Religiose che furono al Monastero di Santa Maria de Foris nel 1915 e che lasciarono tanta edificazione per il loro buono spirito? Hanno la nostra santa Regola e avremo in più l’adorazione perpetua. Tutte approvarono e furono assai contente quando invitata da S.E. Mons. Vescovo, la Ven.ta Nostra. Madre Caterina diede risposta favorevole” [23].

Certo siamo in presenza di due versioni di un unico fatto e per di più riportato dalla stessa persona, madre Chiara del divino Amore, de Amicis. Due versioni che si completano e offrono particolari che permettono di ricostituire il fatto nella sua ampiezza. Fatto mistico questo apparire della madre Mectilde “guardava solo con materno sguardo” in un momento decisivo per la comunità di Santa Caterina. Ma il più commovente è vedere una Madre esserlo per sempre ed ovunque nel tempo e nello spazio.

 

II – La forza travolgente della preghiera di madre Mectilde

La forza travolgente della preghiera di madre Mectilde de Bar si manifesta più volte, dal miracolo di Benoîte-Vaux agli albori dell’Istituto, fino alla fondazione del monastero di Rouen e forse in tanti altri fatti non consegnati alla storia o andati persi. Quelli che rimangono tuttavia meritano di essere ricordati.

Il miracolo di Benoîte-Vaux

Interpellata per accogliere nella sua abbazia di Montmartre alcune delle monache lorenesi rifugiate a Saint-Mihiel, l’abbadessa di Montmartre Maria di Beauvillier dapprima vi si oppose risolutamente. Venute a saperlo, a Saint-Mihiel, le monache lorenesi, davanti al diniego così netto e senza appello, ricorsero alla Vergine Maria e misero per iscritto la loro richiesta. Il 1°agosto 1641, madre Mectilde, madre Scolastica e madre Luisa partirono a piedi per Benoîte-Vaux, luogo di pellegrinaggio mariano. Lì fecero deporre la loro richiesta sull’altare e trascorsero tutta la notte in preghiera. Alle quattro del mattino, dopo aver ascoltato la santa Messa ed essersi comunicate, le monache ritornarono a Saint-Mihiel.

In quella notte memorabile dal 1° al 2 agosto, a parecchie centinaia di chilometri dalla Lorena, verso le due o tre dopo mezzanotte, l’abbadessa di Montmartre, che si era rifiutata di accogliere le monache lorenesi, si sveglia di soprassalto e chiama due sorelle. Dice loro tutta sconvolta “che le sembrava che la Santa Madre di Dio e il suo divin Figlio, corrucciati, le facessero terribili rimproveri per il suo rifiuto ad accogliere le povere religiose di Saint-Mihiel, e che la minacciavano duramente di chiedergliene conto se fossero morte”[24].

Col consenso della comunità, l’abbadessa di Montmartre accolse due religiose, di cui espressamente la più giovane professa e ultima della lista, era madre Caterina di Santa Mechtilde del Santissimo Sacramento. Il fatto è tramandato dal manoscritto della contessa di Rochefort, N 249, conservato presso il monastero di Bayeux, la biografia scritta dall’abate Berrant, e in modo più tradivo, nel Libro dei miracoli della cappella di Benoîte-Vaux. L’abate Berrant conosceva particolarmente madre Mectilde e aveva per lei grande stima. Egli aveva raccolto tutta una documentazione già prima della sua morte, allo scopo di scrivere une “Vita”. Il suo scritto risale dunque all’inizio del secolo XVIII.

Un aiuto materiale dovuto alla fede di madre Mectilde de Bar

Dobbiamo alla penna diligente ed esperta di madre Monique des Anges de Beauvais alcuni fioretti della vita di madre Mectilde. In quanto la sua segretaria, la conosceva bene. Madre Monique era di una grande fedeltà ed onestà nei suoi compiti di segretaria e di copista, del tutto affidabile; ed è uno punto di riferimento quando si vuol andare alla ricerca dei migliori testi mectildiani.

Nel racconto della fondazione di Rouen madre Monique des Anges accenna a due fatti da lei considerati meravigliosi.

Il primo lo troviamo nella narrazione della fondazione del monastero di Rouen, nel 1678, rue des Arsins. Se la protagonista non è madre Mectilde, ma Madeleine des Champs, la Vice-Priora, tuttavia il miracolo è legato alla preghiera e fiducia di madre Mectilde. Lo riportiamo.

“Madre Mectilde chiedeva continuamente l’aiuto della Santissima Madre di Dio. La prima volta che ricevette denaro (...) mi disse: “Sorella mia, questo è il primo denaro che entra nella casa; pregate molto la Santissima Madre di Dio di benedirlo.” Non ho alcun dubbio sul fatto che questa Madre di bontà abbia esaudito la sua preghiera e l’abbia benedetto in tutti i modi, visto l’aiuto miracoloso che abbiamo ricevuto dalla divina Provvidenza, che l’ha moltiplicato molte volte nelle difficoltà, come abbiamo visto, e pertanto possiamo garantire al riguardo. In un’occasione tra le altre, la Madre Vice Priora [Madeleine des Champs] non avendone più e non sapendo dove prenderne, stava cercando a caso in qualche cassetto o nascondiglio. Non so bene dove, trovò alcuni luigi d’oro, che mi disse di non ricordare di avere messo via; che credeva che ci fosse un qualcosa di miracoloso in tutto questo, un aiuto speciale di Dio. Occorre dare lode a questa buona Madre che lo merita e possiamo dire che ha grande fiducia in Dio, per quanto ho sempre potuto costatare. È per questo motivo che ha più volte sperimentato gli effetti della sua fiducia e la verità delle parole del vangelo che dice che ci viene fatto secondo la nostra fede” [25].

Nel secondo racconto, sempre a Rouen, la protagonista questa volta è madre Mectilde stessa. Il fatto si svolge durante la quaresima del 1686, dopo il trasloco della comunità nel castello di Mathan. La comunità deve pagare il prezzo di acquisto del castello di Mathan e manca parte della somma. L’unica soluzione è rivolgersi a madre Mectilde, la quale però dice di poter dare solo parte della quota. Ed ecco quanto accade:

 

“Una cosa miracolosa è che dovendo dare questa ultima quaresima 1686 ancora una somma considerevole al sig. de Mathan, nostra Reverenda Madre, che era fermamente convinta di avere nel suo armadio tutt’al più ottomila lire, ne ha trovate dodici, che umanamente non potevano esserci” [26].

Miracolo e segno della Provvidenza. Non vi poteva essere un segno più gradito per una fondatrice sempre alla ricerca dei mezzi per poter continuare a dare vita a nuovi monasteri.

Il miracolo sopravenuto durante i lavori di ristrutturazione del monastero di Rouen

Un altro fatto consegnato nel manoscritto P 101 si riferisce al miracolo avvenuto durante i lavori di ristrutturazione del monastero di Rouen:

“Mentre si lavorava all’edificio e si metteva il tetto, nel dicembre del 1678, un giovane operaio cadde dal terzo piano su una pietra da taglio: questo incidente colpì sensibilmente madre Mectilde, che restò senza parole, senza tuttavia trascurare la salvezza di quell’anima, che era ciò che le stava più a cuore, poiché nel medesimo tempo si mise in ginocchio davanti ad un’immagine dell’Immacolata Concezione per domandarle la salvezza di quell’infortunato. L’altezza da cui era caduto aveva fatto ritenere in un primo tempo che fosse morto, vedendolo senza parole e senza conoscenza. Dopo un po’di tempo si lamentò, dicendo di aver la schiena rotta. Fu avvisata quella degna Madre che era ancora in preghiera, dicendole che si sperava che egli non morisse. Ella rispose: “Io non chiedo affatto la sua vita: prego solo per la sua anima. Quando sarà nelle disposizioni in cui dovrà essere per morire bene, Nostro Signore farà ciò che a lui piacerà.” Lo stesero su una barella per portarlo alla Charité, dove egli visse ancora diversi giorni e vi morì poi molto cristianamente, dopo aver ricevuto tutti i sacramenti. Si ritiene che la fervorosa preghiera di questa assai caritatevole Madre gli abbia ottenuto, per l’intercessione della Santa Madre di Dio, quella grazia, perché era un giovane che veniva dalla vita militare e che, non avendo troppa devozione e pietà, aveva bisogno di un tale soccorso. Si è considerato questo come una misericordia grandissima di Dio, per il fatto che non sia morto sul colpo. È questa la testimonianza che hanno reso coloro che l’hanno visto cadere” [27].

Questi tre fatti che hanno del miracoloso, uno in modo indiretto, due in modo diretto, rendono testimonianza della forza travolgente della preghiera di madre Mectilde de Bar.

III – La dimensione mistica della vita di Madre Mectilde de Bar

In tutte le biografie o memorie scritte su madre Mectilde de Bar, avvertiamo l’intensa vita mistica della fondatrice delle Benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Anche il necrologio ci fa intravedere particolari stati mistici che si riscontrano nella sua vita.

“Dio ha fatto – si legge – in lei prodigi di grazie che sarebbero di grande istruzione per i fedeli, e talvolta li ha persino accompagnati con eventi meravigliosi nell’ordine della natura che darebbero una buona idea della sua persona” [28].

Considerando che la mistica è la via dell’unione con Dio, tutti i cristiani sono chiamati a esprimere una unione profonda con Dio. L’aggettivo mistico viene da “mistero”: indica ciò che appartiene alla dimensione ineffabile, indicibile, inconoscibile all’uomo, propria del mistero che avvolge la natura di Dio.

Tutto il discorso intorno ai cosiddetti “fenomeni mistici straordinari” ha sempre destato un certo interesse, spesso legato al fatto che la mistica viene generalmente ristretta all’evento o manifestazione straordinaria. I fenomeni mistici straordinari si distinguono in fenomeni di ordine conoscitivo, fenomeni di ordine affettivo e fenomeni di ordine corporale.

I fenomeni mistici straordinari possono essere attribuiti unicamente a una causa soprannaturale, se il fenomeno procede da Dio; a una causa preternaturale se il fenomeno procede dal demonio; a una causa naturale se il fenomeno procede dall’immaginazione della persona o da uno degli agenti che costituiscono il mondo fisico esterno[29].

Ci soffermeremo solo sui fenomeni di ordine conoscitivo (visioni e locuzioni) e sul fenomeno di ordine affettivo che è l’estasi, perché accennati dai testimoni e biografi della madre Mectilde.

Fenomeni di ordine conoscitivo

Madre Mectilde ebbe una intensa vita mistica di ordine conoscitivo, con visioni del Signore, della Madonna, di san Giuseppe, delle anime del purgatorio[30]30 e locuzioni interiori. Ne furono testimoni le monache.

Il Padre Paulin, religioso del Terz’ordine di San Francesco, direttore spirituale e confessore di madre Mectilde aiutò nel discernere se si trattava di grazie mistiche o illusioni diaboliche. «La prova dell’autenticità varia secondo il genere di fenomeni e le relative possibile contraffazioni. Riguardo ai fenomeni interiori, sopratutto alle locuzioni, alle visioni e alle rivelazioni, la valutazione va fatta nell’ambito del discernimento spirituale, generalmente da esperti teologi e direttori spirituali”[31].

Le visioni sono percezioni soprannaturali di un oggetto naturalmente invisibile all’essere umano. Si distinguono in visioni corporali (apparizioni) [32]; visioni immaginarie[33]; visioni intellettuali[34].

Le locuzioni sono formule che enunciano affermazioni o desideri e si riferiscono unicamente al linguaggio articolato percepito mediante l’udito corporale. Si distinguono in auricolari[35], immaginarie[36] e intellettuali[37].

Possiamo affermare che fin dall’infanzia si manifesta in madre Mectilde una vicinanza all’ambito soprannaturale. A nove anni, una notte ebbe un sogno. Vide sette ostensori ed esclamò: “Ah! Venite a vedere il Santissimo Sacramento che ho!” [38].

A diciotto anni, la notte precedente la sua professione nell’Ordine dell’Annunziata al monastero di Bruyeres in Lorena, suor Catherine:

“si vide in spirito condotta da due angeli ai piedi della santa Vergine, che vedeva come in trono; ella fu presentata dagli spiriti angelici alla Regina del Cielo, offrendole umilmente i suoi voti; quella Madre di amore li ricevette e li presentò alla Santissima Trinità, che li gradì talmente che Gesù Cristo li firmò col suo prezioso Sangue” [39].

Infine il 19 marzo 1653, mentre era in orazione, madre Mectilde esclamò:

“Ma chi dunque, Signore, sarà il sostegno e l’appoggio di quest’opera? E improvvisamente in uno splendore luminosissimo le apparve un uomo di età matura; il suo viso piuttosto allungato contornato da capelli bruno-castani risplendeva di un’ineffabile dolcezza; lei lo riconobbe come san Giuseppe. “Sono io, egli le disse, che sono stato eletto da Nostro Signore per essere il dispensatore delle grazie singolari, che egli intende dare all’Istituto”. E l’assicurò con indicibile tenerezza che si sarebbe preso dell’Istituto quella stessa cura che aveva avuto per Maria e Gesù. Allora il Divin Salvatore fece udire lui stesso la sua voce alla Madre: “È l’opera mia, io la farò riuscire” “Se è l’opera vostra, Signore – ella subito ardì rispondergli – concedeteci la grazia che ci sia dato il Santissimo Sacramento; e voi, grande san Giuseppe, fate il vostro ufficio di mediatore per procurarcelo” [40].

In quanto alle locuzioni, ne riportiamo solo una che risale infatti alla notte di Pasqua 1651. Mentre era in preghiera, madre Mectilde sentì distintamente queste parole: “Rinuncia e adora i disegni che io ho su di te, che ti sono sconosciuti, ad essi aderisci e sottomettiti”[41]. Il fatto si era impresso nella sua mente al punto di riferirlo ancora nel 1689 parlando con una monaca[42].

Fenomeni di ordine affettivo

Madre Mectilde fu anche oggetto del fenomeno di ordine affettivo che è l’estasi[43]. Nel suo caso si tratta di un fenomeno interiore che rientra nel normale sviluppo dei gradi di preghiera mistica e va considerato "normale" sviluppo della sua vita cristiana.

Ne riportiamo due. Il primo avvenne il 25 marzo 1653, un giorno dunque particolarmente simbolico in quanto il giorno della fondazione del suo Istituto.

“Durante la messa solenne, madre Mectilde fu spiritualmente rapita nel tempo della consacrazione; all’elevazione dell’Ostia santa, ella vide la santa Madre di Dio che presentava a Nostro Signore Gesù Cristo il nuovo Istituto e tutte le anime che vi erano, per ottenere da lui la benedizione, affinché per mezzo di lei quel piccolo numero di ‘vittime’ si moltiplicasse al centuplo. Nostro Signore gradì tale offerta dalle mani della Santa Vergine e le disse che avrebbe preso le sue compiacenze in quella fondazione” [44].

Nel 1664 fu data a madre Mectilde un importante avviso da comunicare alla Regina Madre, Anna d’Austria. Tuttavia la madre si mise in preghiera per conoscere il volere di Dio: se doveva andare o no dalla Regina.

“Accade che una sera, durante l’esame dopo Compieta, ella fu rapita in estasi e vide Nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare, come in un trono, con due cerchi: uno più lontano nel quale le sembrava racchiuso tutto il monastero per separarla dal mondo in quella specie di clausura; il secondo, che era accanto a Nostro Signore, conteneva soltanto le religiose che ella vedeva tutte strette in quel cerchio attorno al Figlio di Dio, come le pecorelle circondano il loro Pastore che le ama e le accarezza; e udì l’amabilissimo Signore che diceva: Io sono il Re delle Figlie del Santissimo Sacramento e mia Madre è la loro Regina [45].

Madre Mectilde capì allora che doveva affidarsi solo e totalmente alla Provvidenza di Dio. Non tocca a noi giudicare il valore dell’esperienza mistica di madre Mectilde. Vanno riportate perché fanno luce in modo particolare sul suo cammino spirituale.

Occorre però aggiungere che la dimensione mistica della vita di madre Mectilde de Bar non si limita a questo livello. Madre Mectilde fu una vera mistica in quanto visse il suo battesimo immersa nel mistero di Cristo. Ed è questa via che insegna durante tutta la sua vita: vivere il proprio battesimo immersi nel mistero di Cristo.

Conclusione

Abbiamo visto come nell’Iter di madre Mectilde de Bar la fama di santità è accertata in vita e in morte. Nel necrologio infatti madre Marie-Anne aveva scritto:

“Sapete, mie care madri, che spetta solo alla Santa Chiesa di giudicare in modo definitivo in questo mondo circa il merito e la gloria dei suoi figli. Lungi da noi pronunciarci prima di essa in favore della nostra eccellente Istitutrice” [46].

In effetti, madre Mectilde non è mai stata oggetto di culto dal momento della morte fino ad oggi anche se i suoi biografi la chiamano degna, venerata o venerabile Madre Istitutrice.

Come si evince dalla biografia del Duquesne, a ottant’anni quasi dalla morte, madre Mectilde resta sempre circondata da venerazione e profondo rispetto. Scrive infatti il Duquesne:

“Così si sono espresse a gloria della venerabile Madre numerosi altri grandi servi di Dio che, senza voler prevenire il giudizio della Chiesa, hanno preconizzato la sua santità. Così, merita di essere rimpianta quest’anima veramente generosa che a un giudizio sano e solido, a una consumata prudenza, a una dolcezza diffusiva, a un coraggio virile, a un distacco eroico, seppe unire una fede viva e pura, una pietà tenera, una carità senza limiti, un’umiltà profonda, una pazienza inalterabile, una penitenza senza pari, una fermezza senza rigore, una condiscendenza senza debolezza, un totale distacco da se stessa, una perfetta conformità alla volontà di Dio, una vita attiva sempre unita alla contemplazione, infine un rapporto così intimo con il Signore e uno zelo così ardente per la sua gloria, che non si può dubitare del fatto che questo Dio di giustizia e di misericordia abbia coronato una vita tanto bella dei più luminosi raggi della gloria celeste” [47]47.

Madre Mectilde esprime anche questa santità della quale il santo Padre Papa Francesco ha parlato nella Gaudete et exultate:

“Potremmo pensare – scrive Papa Francesco – che diamo gloria a Dio solo con il culto e la preghiera, o unicamente osservando alcune norme etiche – è vero che il primato spetta alla relazione con Dio –, e dimentichiamo che il criterio per valutare la nostra vita è anzitutto ciò che abbiamo fatto agli altri. La preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli” [48].

Madre Mectilde de Bar non ha fatto altro. La sua attenzione ai più deboli, la sua larghezza di vedute, la sua empatia, che portarono tanti a seguirla, sono aspetti ricordati da tutti i suoi biografi. Fu una cristiana di grande levatura, una mistica profondamente immersa nella realtà, una monaca coerente e decisa a vivere quanto professato, una donna infine tutta dedicata a Dio. Ego Dei sum!

Nel 2006, Papa Benedetto XVI diede questa norma per iniziare una Causa di beatificazione:

“È chiaro che non si potrà iniziare una Causa di beatificazione e canonizzazione se manca una comprovata fama di santità, anche se ci si trova in presenza di persone che si sono distinte per coerenza evangelica e per particolari benemerenze ecclesiali e sociali” [49].

Questa comprovata fama di santità è un fatto rilevante nella parabola esistenziale di madre Mectilde de Bar. Mentre era ancora in vita, monache (madre Marguerite de l’Escale), sacerdoti (Berrant), laici (una delle sue nipotine Catherine oppure Gertrude de Vienville) raccolgono per iscritto ricordi, scritti e testimonianze. Hanno avuto la consapevolezza che, più che gli scritti, è la vita stessa di madre Mectilde il vettore più idoneo per rivelare il segreto dei segreti, cioè la sua intimità con Dio.

In ultima analisi possiamo porci queste domande: esiste una fama signorum, cioè una riconosciuta efficacia della intercessione di madre Mectilde de Bar presso il Signore?

Sono state conservate testimonianze circa le grazie ed i favori ricevuti da Dio attraverso l’intercessione di madre Mectilde de Bar da parte dei fedeli?

Non si potrebbe fare qualche cosa di più per riportare in primo piano l’importanza ecclesiale del carisma di una monaca del ‘600 che nel silenzio e nell’offerta generò un Istituto religioso, le Benedettine dell’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento; Istituto più che mai attuale nel contesto di desacralizzazione e di profanazioni dell’Eucaristia, oggi in atto, in tante parti del mondo e più particolarmente nel vecchio continente?


 

[1] Cf Catherine de Bar, En Pologne avec les Bénédictines de France, Téqui, Paris 1984, pp. 399- 400.

[2] CATHERINE DE BAR, Une âme offerte à Dieu en Saint Benoît, Collectif, Téqui, 1998, p. 268.

[3] Yves POUTET, Catherine de Bar (1614-1698) Mère Mectilde du Saint Sacrement, Parole et Silence, Paris 2013, p. 681.

[4] Yves POUTET, o. c., p. 667.

[5] Cfr. Papa Francesco, GAUDETE ET EXULTATE, Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, n. 63.

[6] CATHERINE DE BAR, Mère Mectilde du Saint-Sacrement, Documents historiques, Rouen 1973 (d’ora in poi DH) pp. 68-69; MARIE-CÉCILE MININ, Sette ostensori per un regno, Catherine Mectilde de Bar (1614-1698). La Benedettina dell’Eucaristia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014, p. 65.

[7] Yves POUTET, o. c., pp. 669-670. Poutet attinge alle biografie anteriori, cioè al manoscritto P 101, alla biografia manoscritta del Berrant conservati presso il monastero di Rouen e alla biografia del Duquesne.

[8] Cfr. Yves POUTET, o. c., pp. 670-680.

[9] Véronique ANDRAL (a cura di), Catherine Mectilde de Bar. l. Un carisma nella tradizione ecclesiale e monastica, Roma, Città Nuova, 1988 (d’ora in poi CA), p. 185.

[10] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, dite en religion Mecthilde du Saint-Sacrement, institutrice des religieuses de l’Adoration perpétuelle, [Par l’abbé A.-B. Duquesne.], Nancy: C.-S. Lamort , 1775; Arnaud-Bernard d’Icard Duquesne (1732-1791), era dottore della Sorbona, poi vicario generale di Soissons. Scrisse libri di meditazione che conobbero, prima e dopo la morte, grandi successi.

[11] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., p. 458.

[12] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., p. 458.

[13] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., p. 460.

[14] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., p. 455.

[15] Yves POUTET, o. c., pp. 676-677.

[16] Yves POUTET, o. c., p. 678.

[17] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., pp. 457-458.

[18] Yves POUTET, o. c., pp. 680 e 682.

[19] Cioè il lunedì 7 aprile perché la solennità dell’Annunciazione che cadeva il martedì santo venne spostata dopo l’Ottava di Pasqua.

[20] CA, pp. 186-187.

[21] CA, p. 187.

[22] Benedettine dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, Monastero SS. Trinità - Ronco di Ghiffa – VB, Archivio storico, Armadio 18, Cartella Teano 2, carte varie; Lettera di Madre M. Chiara de Amicis a Madre M. Celestina Binda, Priora del Monastero di Ghiffa, in merito alla causa di beatificazione, allora in corso, di M. Caterina Lavizzari - copia dattiloscritta, Teano, 19 gennaio 1956; Nell’articolo occorre leggere 19-1-1956 al posto di 19-2-1956. Cf. Monastero di Santa Caterina in Teano, in “Deus Absconditus”, nn. 3-4, maggio-agosto 1980, anno 71, 1980, pp. 196-197.

[23] Quaderno manoscritto, Monastero Santa Caterina, pp. 10-12 in AMBT.

[24] DH, p. 55; Yves POUTET, o. c., p. 76; Sette ostensori, o. c., pp. 56-57.

[25] CATHERINE DE BAR, Fondation de Rouen, Bénédictines du Saint-Sacrement, Rouen 1977 (d’ora in poi FR) p. 75.

[26] FR, p. 133.

[27] CATHERINE DE BAR, Mère Mectilde du Saint-Sacrement, Lettres inédites, Rouen 1976 (d’ora in poi LI), p. 339 note 2; essendo stata scritta la lettera nel giugno 1679, l’incidente risale al dicembre 1678 e non 1679.

[28] Yves POUTET, o. c., p. 682.

[29] Cfr. Dizionario dei fenomeni mistici a cura di Luigi Borriello e Raffaele Di Muro, Ancora 2014, p. 175.

[30] Per le anime del purgatorio vedi in Madre Mechtilde del SS. Sacramento, Colloqui familiari, Alatri 1987 (pro manuscripto (d’ora in poi CF), pp. 57-58.

[31] Dizionario dei fenomeni mistici a cura di Luigi Borriello e Raffaele Di Muro, Ancora 2014, p.5.

[32] Dette anche apparizioni, sono quelle in cui il senso della vista percepisce una realtà oggettiva (non necessariamente un corpo umano, ma anche una forma esteriore sensibile o luminosa) naturalmente invisibile all’uomo. Si può produrre in due maniere: o per la presenza vera di un corpo o per un’azione immediata esercitata da un agente esterno sull’organo della vista.

[33] La visione immaginaria è una rappresentazione sensibile interamente circoscritta alla immaginazione e che si presenta in modo soprannaturale allo spirito con una vivacità e chiarezza superiore alle stesse realtà fisiche esteriori.

[34] Si tratta di una conoscenza soprannaturale che si produce mediante una semplice visione dell’intelligenza senza impressione o immagine sensibile.

[35] Sono quelle percepite per mezzo dell’udito. Si tratta di vibrazioni acustiche formate nell’aria.

[36] Sono quelle che si percepiscono chiaramente con l’immaginazione sia durante il sonno che in stato di veglia. Possono procedere non solo da Dio, ma anche dagli angeli buoni o cattivi. Quelle che provengono da Dio lasciano nell’anima umiltà, fervore, spirito d’obbedienza.

[37] Sono quelle udite direttamente nell’intelletto senza concorso di sensi interni ed esterni. Giovanni della Croce distingue le locuzioni intellettuali in tre specie: successive, formali e sostanziali.

[38] ˇSette ostensori, o. c., p. 31.

[39] CA, p. 38. Yves POUTET, o. c., p. 49.

[40] ILDEFONS HERVIN-M. MARIE DOURLENS, Vie de la Vénérable Mère Mechtilde du St. Sacrement, Paris, Librairie de Bray et Retaux, 1883 (d’ora in poi HE), pp. 346-347; Sette ostensori, o. c., p. 101.

[41] CA, 82-83.

[42] Cfr. CF, p. 13. Per le altre locuzioni interiori, vedi DH, pp. 158, 159, 160 e 162.

[43] Gli altri fenomeni di ordine affettivi sono l’incendio d’amore, le stigmate, le lacrime e il sudore di sangue, il rinnovamento o cambio di cuore, l’inedia o digiuno prolungato, la privazione del sonno, l’agilità, la bilocazione, la levitazione, la sottigliezza, la luminosità, l’osmogenesia o profumo soprannaturale.

[44] ˇCA, p. 91.

[45] CA, pp. 127-128.

[46] Yves POUTET, o. c., pp. 680 e 682.

[47] Vie de la vénérable Mère Catherine de Bar, o. c., pp. 462-463.

[48] Papa Francesco, GAUDETE ET EXULTATE, n. 104.

[49] Benedetto XVI, Lettera ai partecipanti alla sessione della Congregazione delle Cause dei santi, 24 aprile 2006.